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La leggenda popolare ligure de "L'uomo verde d'alghe"

Il racconto, raccontato di padre in figlio, è stato trascritto da Italo Calvino nel suo libro sulle fiabe italiane

Tra le storie e le leggende popolari della Liguria, non manca quella dell'"uomo verde d'alghe", inserita anche nella raccolta di fiabe italiane trascritte in italiano dal dialetto, curata da Italo Calvino negli anni '50.

Questa fiaba marinara, originaria del ponente della nostra regione, traspone in un insolito scenario uno schema noto: il fratello minore (o il servo, o il marinaio) calato nel pozzo per liberare la principessa rapita da un mostro, e poi abbandonato da chi pensa di essere più furbo. 

La fiaba parla di un re a cui avevano rapito la figlia. Propose allora una grande ricompensa a chi sarebbe stato in grado di riportargliela, ma nessuno riusciva a trovarla. Finché il capitano di una nave pensò che, se in terra nessuno l'aveva trovata, forse ci sarebbe riuscito lui in mare. Il primo a unirsi all'avventura, come marinaio, fu il tale Baciccin Tribordo, un giovane sempliciotto che nessuno voleva sulle navi. E infatti Baciccin non si comportò molto bene: non faceva nulla, sapeva solo lamentarsi, e il capitano decise di farlo scendere in mare su una scialuppa, e abbandonarlo al suo destino. Baciccin remò fino a un'isola deserta, entrò in una grotta per ripararsi, e lì trovò la principessa. La fanciulla era stata rapita da un enorme polpo, e per portarla via di lì bisognava ucciderlo. Per fortuna il polpo, per 3 ore al giorno, diventava una triglia e sarebbe stato possibile ucciderlo in quella forma. Ma poteva diventare anche un gabbiano, quindi bisognava stare attenti che non volasse via.

Baciccin dopo vari tentativi riuscì a pescare la triglia, che si trasformò subito in gabbiano, pronto a volare via, ma l'uomo riuscì a colpirlo con un remo, a stordirlo, e, una volta che l'animale si fu ritrasformato in polpo, a ucciderlo.

La principessa si promise a Baciccin donandogli il suo anello regale, e i due si misero in viaggio sulla scialuppa. Furono soccorsi niente meno che dalla nave che aveva scaricato Baciccin: il capitano, intuito l'affare, decise di fingere di aver salvato lui la principessa, e fece scaraventare il povero Baciccin in acqua.

Arrivarono a terra, il re benedisse le nozze tra la principessa e il suo (finto) salvatore, ma proprio quando il corteo nuziale stava passando per le vie della città, sbucò dal mare un uomo tutto coperto di alghe, granchi e stelle marine: era Baciccin, che era riuscito a sopravvivere. La principessa ne fu molto felice perché lei non voleva sposare il capitano. Allora Baciccin andò dal re e gli fece vedere l'anello che la fanciulla gli aveva regalato quando l'aveva salvata: dunque il sovrano scoprì l'inganno, cacciò il capitano, e fece subito celebrare le nozze tra i due giovani innamorati.

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