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La fiaba ligure dell'uomo che usciva solo di notte

Una leggenda raccolta da Italo Calvino nella sua antologia delle fiabe popolari italiane: questa arriva dalla Liguria

Tra le fiabe della tradizione popolare italiana raccolte da Italo Calvino negli anni '50, c'è anche la leggenda ligure dell'uomo che usciva solo di notte.

Si tratta di una antica storia originaria del ponente ligure, tramandata di generazione in generazione per divertire i bambini (insegnando soprattutto alle bambine, fin da piccole, il valore della fedeltà coniugale... anche mentre i mariti erano via per lavoro e trascorrevano le giornate in mare; ovviamente, per gli uomini, non c'erano indicazioni).

Secondo questa fiaba, un tempo viveva un povero pescatore con tre figlie in età da marito. C'era un giovane in cerca di moglie, ma era un tipo strano, usciva solo di notte, e nessuno si fidava di lui. La figlia maggiore non lo volle per marito, nè quella di mezzo. La minore invece accettò e i due si sposarono. Ma subito dopo le nozze il neo marito le confessò di essere vittima di un sortilegio: solo di notte conservava la sua forma umana, mentre di giorno si trasformava in tartaruga. L'unico modo per liberarsi del maleficio era partire e fare il giro del mondo dopo il matrimonio. Il viaggio sarebbe durato un anno, e la sposa avrebbe dovuto rimanergli fedele, altrimenti il sacrificio sarebbe stato vano e lui si sarebbe tramutato in tartaruga per sempre.

La donna accettò, e lui le donò un anello con un diamante dicendole che le sarebbe stato d'aiuto. Dopodiché, partì.

Passarono i giorni e i mesi, e la donna, grazie al diamante che si era rivelato magico, riuscì a fare tante cose per migliorare la sua vita e quella di chi le voleva bene. Grazie all'anello riuscì anche a farsi assumere da un panettiere, producendo il pane più buono e ottenendo tantissimi clienti. Tra costoro, c'erano anche tre fratelli che offrirono un sacco di soldi alla ragazza per passare una notte con lei.

Lei accettò, il primo giovane si presentò, lei prese i soldi e poi, grazie ai poteri dell'anello, gli chiese di impastare un momento il pane: come per magia, le braccia di lui non riuscirono più a scollarsi dall'impasto. Il mattino dopo, venne deriso e scacciato, come se fosse stata colpa sua. Fu il turno del secondo giovane: lei di nuovo prese i soldi che gli aveva promesso, poi gli chiese di soffiare sul fuoco per non farlo spegnere, e lui (anche stavolta c'entrava la magia dell'anello) rimase incantato a soffiare sul fuoco tutta la notte fino a quando arrivò la mattina e venne scacciato tra le risate, accusato di troppo zelo. Arrivò il terzo giovane, ripetendo il copione: lei gli chiese di chiudere la porta, ma questa - grazie alla magia dell'anello - continuava a riaprirsi, e così lui rimase tutta la notte a cercare di chiuderla. Arrivò la mattina, e fu mandato via in malo modo.

I tre ragazzi, risentiti, mandarono gli sbirri ad arrestarla, ma la giovane invocò ancora l'aiuto dell'anello, e i poliziotti si misero a saltare alla cavallina, allontanandosi.

Proprio in quel momento tornò il marito della donna, che la trovò ad aspettarla, rimastagli fedele dopo l'anno trascorso: così lui tornò definitivamente nella sua forma umana, e vissero felici e contenti.

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