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Costume e società

Quando Fabrizio De Andrè disse: «Genova per me è una madre»

«Mi ha partorito e allevato fino al compimento del trentacinquesimo anno di età: e non è poco, anzi, forse è quasi tutto»

Chi impara ad amare Genova, chi apprende a conoscerne i caruggi, i volti dei pescatori, delle "graziose" di via del Campo, dei "tipi strani" del centro storico, i capricci del mare e la bellezza delle montagne, non può - una volta andato via - non sentirne la mancanza.

E proprio di questo ha parlato, nel corso della sua vita, il celebre cantautore genovese Fabrizio De Andrè, che ha sempre descritto la sua città con amore, come un'insegnante da cui si impara a vivere, anzi, come una vera e propria madre.

«Genova per me - disse - è come una madre. È dove ho imparato a vivere. Mi ha partorito e allevato fino al compimento del trentacinquesimo anno di età: e non è poco, anzi, forse è quasi tutto. Oggi a me pare che Genova abbia la faccia di tutti i poveri diavoli che ho conosciuto nei suo carruggi, gli esclusi che avrei poi ritrovato in Sardegna, le "graziose" di via del Campo».

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