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Mercoledì, 30 Novembre 2022
Costume e società

Palazzo Ducale, curiosità sulla facciata di piazza Matteotti: origini e storia

Chi sono i personaggi raffigurati nelle statue, chi è l’architetto che l’ha progettata e da quando è visibile al pubblico?

Si sono da poco conclusi gli interventi di restauro che hanno coinvolto diverse aree del Palazzo Ducale di Genova, volti a rendere l’edificio prezioso per la città “non solo dal punto di vista del contenuto, ma anche del contenitore” come spiega la direttrice Serena Bertolucci. Il Ducale è certamente famoso per gli eventi che ospita, per le mostre e le conferenze, per il Festival della Scienza, Limes, l’appena concluso Book Pride. Ma in pochi conoscono la storia delle sue mura e soprattutto cosa affreschi e statue al suo interno raffigurino.

Tra i lavori di restauro avviati nel 2018 grazie al Fondo Strategico e conclusisi poche settimane fa, c’è anche l’intervento sulle facciate del Palazzo, sia su piazza de Ferrari che su piazza Matteotti. Passiamo davanti a questo edificio tutti i giorni, ammiriamo le sue statue, il colonnato e lo stemma che svetta su piazza Matteotti, ma in pochi di noi sanno cosa rappresenta questa facciata e chi siano i personaggi rappresentati. 

Le origini di Palazzo Ducale

La costruzione del Palazzo fu avviata in un momento fortunato della storia politica della Repubblica: dopo la vittoria della Meloria contro i Pisani (1284) e quella di Curzola contro i Veneziani (1298), Genova affermò progressivamente la propria potenza economica in tutto il Mediterraneo. I Capitani del popolo Oberto Spinola e Corrado Doria fecero edificare il Palazzo degli Abati sull’area urbana preesistente fra le chiese di San Lorenzo e San Matteo (1291); nella nuova costruzione venne poi inglobato anche l’attiguo Palazzo con torre di Alberto Fieschi, acquistato dalla Repubblica nel 1294 e, a partire da questo nucleo, si sviluppò il Palazzo detto Ducale dal 1339, quando divenne sede del primo Doge genovese, Simon Boccanegra.

Quando nasce piazza Matteotti

Bisogna sottolineare che fino alla metà del XVIII secolo la facciata su piazza Matteotti era chiusa da una sorta di cortina, dato che il Ducale era sede di Stato con ambienti di rappresentanza e piazza d’armi. Questa cortina venne abbattuta solo a metà del Settecento, dato che non vi erano più esigenze difensive, e per i cittadini fu incredibile l’effetto a sorpresa della visione della piazza e della facciata. Il fatto che il percorso per entrare a palazzo fosse in pendenza e presentasse, prima del portone d’ingresso, una scalinata centrale e due rampe laterali per i cavalli, rendeva il tutto ancora più solenne e scenografico. 

Un visitatore, nel 1818, descrisse così il suo stupore:

«Entrando nel cortile ammirasene la bella interna prospettiva formata da due ordini dorico e ionico, con otto colonne in istucco raddoppiate sopra piedistalli di marmo bianco, e una galleria con balaustri di marmo pur bianco a ciascuno. Otto statue parimenti di stucco veggonsi collocate al di sopra di nicchie e, alla corona dell'edifizio, una quantità di trofei in altrettanti gruppo corrispondenti […]. La piazza anteriore, ossia il cortile, è lungo e largo dugento e più palmi. La facciata principale con la porta unica d'ingresso è al mezzogiorno o piuttosto a libeccio rivolta […]. Dal cortile per una maestosa scala a piè della quale sono due piedistalli di marmo ov'erano le statue colossali di Andrea Doria e di Gio Andrea suo nipote – la prima del Montorsoli fiorentino e l'altra di Taddeo Carlone, nel 1797 dal furor di popolo abbattute – per vasta e ferrata porta, nel suo grand'arco e sottosopra tutta di marmi bianca incrostata, entrasi nell'atrio […]».

Curiosità sulla facciata di piazza Matteotti

La facciata che vediamo oggi passeggiando verso la Cattedrale di San Lorenzo o verso Porta Soprana è frutto dell’ingegno di Simone Cantoni. L’architetto, dopo l’incendio del 3 novembre 1777 che distrusse buona parte di Palazzo Ducale, fu incaricato di rimettere in sicurezza l’edificio. Considerato uno dei migliori esponenti del primo neoclassicismo in Italia, rimette a nuovo le sale del Maggiore e del Minor Consiglio, progetta la struttura voltata del Piccolo Teatro e, fra il 1778 e il 1783, realizza l’elegante facciata in marmi veri e marmi finti in stucco lucido che ben conosciamo, sormontata al centro dal fiero stemma di Genova. Alle decorazioni della facciata lavorarono insieme a Cantoni anche Nicolò Traverso e Francesco Ravaschio, due scultori genovesi formatisi nell’ambiente artistico di Roma da cui furono chiamati appositamente nel 1780. 

Seguendo il progetto dell’architetto, la facciata è divisa simmetricamente rispetto all’asse verticale che attraversa il portone d’accesso e organizzata in altezza su tre livelli. Il livello inferiore, che parte da uno zoccolo di pietra rosa di Borgio Verezzi, presenta otto coppie di colonne, in primo piano rispetto alla parete in finto bugnato, inframezzate da sei grandi finestre. Il secondo livello, ovvero il piano nobile, è separato dal primo attraverso un fregio e una cornice in marmo e riprende le otto coppie di colonne. Al terzo livello, invece, sopra la cornice e la balaustra in marmo, si ergono otto lesene, dotate di nicchie che ospitano alcune statue, sormontate da gruppi scultorei. Queste statue riassumono bene l’orgoglio genovese in battaglia: rappresentano infatti gruppi di trofei con figure di schiavi barbareschi e prigionieri, che mettessero all’erta gli avventori. Lo stesso scopo che certamente perseguiva l’incisione che troviamo a Porta Soprana, che recita: 

“Sono difesa da soldati, circondata da splendide mura
E con il mio valore respingo lontano i dardi nemici.
Se porti pace, accostati pure a queste porte,
Se guerra cercherai, triste e sconfitto ti ritirerai.
Meridione e Ponente, Settentrione e Oriente sanno
Su quanti fremiti di guerra io Genova abbia prevalso”.

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