Costume e società

"Crêuza de mä": le voci alla fine della canzone? Furono registrate al mercato del pesce di piazza Cavour

Ascoltando la canzone, scritta negli anni '80, ci si accorge di come, alla fine, De André abbia inserito un chiacchiericcio prima di sottofondo, che poi lentamente cresce e prende il posto della musica

Ogni genovese che si rispetti conosce "Crêuza de mä", una delle canzoni più belle del cantautore Fabrizio De André, riuscito a condensare in un brano solo tutto il suo amore per Genova, città in cui il nuovo convive con l'antico, con le cose semplici, i marinai, i briganti, le case di pietra, le fritture di pesci, il bianco di Portofino, e ovviamente le "crêuze", caratteristiche mulattiere liguri.

Ascoltando la canzone, scritta negli anni '80, ci si accorge di come, alla fine, De André abbia inserito un chiacchiericcio prima di sottofondo, che poi lentamente cresce e prende il posto della musica. Si sente un gran trambusto, donne e uomini che gridano, "guarda che roba", invitano a comprare. 

Non si tratta di una registrazione "artificiale" e costruita: come spiegano Stefano Roffo ed Elena Donato in "Guida insolita ai misteri, ai segreti, alle leggende e alle curiosità di Genova" sono le vere voci dei venditori di pesce dell'allora mercato ittico di piazza Cavour, rimaste - grazie a "Crêuza de mä" - per sempre nella storia della musica e di Genova.

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