50 anni fa l'alluvione di Genova del 1970: ricordo di quei giorni terribili

Due giornate di pioggia, esondazioni e piene che causarono 35 morti, 8 dispersi e almeno 100 feriti

Foto postata da Pietro Spanedda sul gruppo Facebook "Foto Genova Antica"

Chi passeggia ancora oggi lungo il Bisagno, nella zona di Sant'Agata, può vedere le rovine di un antico ponte medievale: non è crollato con l'azione del tempo, ma con la terribile alluvione di Genova del 7 e 8 ottobre 1970.

Quello è solo uno dei tanti simboli di quei tragici fatti, che causarono in città e nell'entroterra 35 morti, 8 dispersi e almeno 100 feriti. Per non parlare degli sfollati, oltre 2mila, e dei gravi danni alle forniture di gas, luce e acqua.

A 50 anni di distanza, sono ancora tante le persone che ricordano l'alluvione postando foto sui social che documentano il disastro (come quella che vedete a corredo di questo articolo) e la grande spinta di solidarietà che, come sempre, aiutò i genovesi a rialzarsi.

Cosa era successo

In quei due giorni di ottobre, una serie di precipitazioni fortissime, incessanti e intense (vennero giù circa 950 mm d'acqua in 24 ore), causò l'esondazione di Bisagno, Fereggiano e Leira, e la piena di Polcevera, Sturla e Chiaravagna. Non sarà l'ultima volta: il 4 novembre 2011 un'altra terribile alluvione colpisce Genova, e la storia si ripete nuovamente tre anni dopo (il 9 e 10 ottobre 2014, a un giorno dall'anniversario dei fatti del '70). E adesso ricordiamo i fatti di Genova proprio pochi giorni dopo l'alluvione che ha travolto Ventimiglia.

Tornando a quel che successe 50 anni fa, tutto iniziò la sera del 7 ottobre a Voltri, con l'esondazione del Leira che - da sola - costò la vita a 13 persone. La perturbazione si spostò velocemente più a levante, a Sestri Ponente, e poi nelle zone di Quezzi, Molassana, San Fruttuoso, Marassi Brignole, e ovviamente alla Foce. Anche in provincia furono accertati gravi danni: vennero colpiti almeno altri 20 comuni, tra i quali, soprattutto, Masone.

Anche le violente mareggiate ebbero una parte fondamentale: le onde impedivano infatti all'acqua dei torrenti di defluire in mare, causandone la piena e l'esondazione.

Scene che, negli anni recenti, abbiamo avuto occasione purtroppo di rivedere: l'acqua che corre come impazzita per le strade portando via tutto, un mare di fango, la grande solidarietà dei genovesi che per fortuna non è mai mancata, e che si sono rimboccati da subito le maniche per dare una mano spalando il fango e facendo tutto il necessario per rialzare dignitosamente le sorti della città.

Tra i simboli della tragedia, come abbiamo scritto più sopra, il crollo del ponte medievale di Sant'Agata, e anche di un'ala del "Biscione".

Il quotidiano "La Stampa", in quei giorni, riportò testimonianze di scenari apocalittici, parlando esplicitamente di «uno dei più gravi nubifragi mai registrati in Italia». L'inviato Luciano Curino raccontò che «in piazza Verdi, davanti alla stazione di Brignole, c'erano trenta, quaranta persone sui tetti degli autobus e c'erano donne e bambini. Si agitavano ma non si sentivano le loro grida, perché troppo distanti. Un'auto della polizia è partita per raggiungerle, ma dopo 20 metri è rimasta bloccata, semiaffondata. Poi è partita in soccorso un'autopompa dei Vigili del Fuoco, ma è ritornata in retromarcia, non poteva fare niente. Fine del mondo: un quadro della situazione è impossibile, non si sa quanti sono i morti, quanti i miliardi di danni, le case e i ponti crollati, quante strade sono franate».

Dolcenera

«Acqua che non si aspetta, altro che benedetta, acqua che porta male sale dalle scale sale senza dale, acqua che spacca il monte, che affonda terra e ponte...». Quante volte abbiamo riascoltato, anche in occasione delle alluvioni successive, "Dolcenera" di Fabrizio De André?

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Il cantautore genovese scrisse quel brano pensando proprio all'alluvione del 1970. La canzone era contenuta nell'album "Anime salve" del 1996.

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