Sabato, 31 Luglio 2021
Politica

Toti: «Impronte digitali per i furbetti del cartellino»

Il presidente della Regione è intervenuto nella trasmissione di Canale 5 Domenica Live, dichiarazioni che non sono piaciute a Raffaella Paita, capogruppo regionale del Pd: «Ma perché non inizia da se stesso, visto che risulta il consigliere regionale meno presente?»

«Evitiamo di chiamarli furbi, perchè chi timbra il cartellino e se ne va è un ladro, ed è ladro due volte perché viene pagato per un lavoro che non fa e perché ruba speranze dato che quel posto potrebbe andare a un giovane disoccupato». Parole e musica del presidente della Regione Liguria Giovanni Toti che è intervenuto nella trasmissione di Canale 5 Domenica Live, condotta da Barbara D'Urso.

Toti ha poi proseguito ipotizzando strade nuove per arginare il fenomeno dell'assenteismo: «La soluzione, che cercheremo di realizzare in Liguria, sono le impronte digitali al posto del badge in questo modo nessuno potrà mai più timbrare il cartellino per un collega. Inoltre mi chiedo perché nel privato chi è bravo fa carriera e viene premiato mentre chi non fa nulla viene pian piano espulso dal circuito mentre nella pubblica amministrazione non è così? Bisogna tornare a premiare chi lavora e dargli dei riconoscimenti e punire chi non fa nulla. Chi sta in ufficio a giocare col telefonino non è poi così diverso da chi timbra e se ne va, alla fine ruba comunque del tempo e dei soldi pubblici».

Parole che non sono piaciute al Partito Democratico con Raffaella Paita, capogruppo in Regione, che ha dichiarato: «Toti vuole prendere le impronte digitali ai dipendenti della Regione per combattere l’assenteismo. Ma perché non inizia da se stesso, visto che risulta il consigliere regionale meno presente? Il governatore, con il suo ultimo posto in classifica, è entrato ormai nel guinness dei primati dell’assenteismo, visto che non arriva neppure al 70 per cento delle presenze in aula e, in Regione, lo hanno già soprannominato “chi l’ha visto”. Forse dovrebbe smetterla di provare a fare il leader nazionale del centrodestra, cominciando a dare il buon esempio

A chiudere la polemica ancora Giovanni Toti che ha ribattuto: «Che il capogruppo di un partito importante e con vocazione di governo come il Pd non sappia distinguere tra compiti, impegni e funzioni di un presidente di Giunta Regionale, di un assessore e un consigliere, è già grave di per sé. Che lo faccia l'attuale capogruppo che ha avuto anche incarichi di governo in questa regione è addirittura grottesco. Anzi, è un’ulteriore prova dell'incapacità amministrativa dimostrata dalle giunte che ci hanno preceduto. Incapacità platealmente sanzionata dai liguri con il loro voto. Durante la loro amministrazione era la Liguria il grande assente da ogni scenario importante del paese, così come oggi risulta il partito democratico il grande assente a livello ligure, in termini di proposte e di progetto. Un partito, il Pd, che, nonostante le sonare sconfitte in regione, a Savona e presto alle prossime amministrative, si ostina ad affidarsi ad una classe politica bocciata dalle urne e dalla storia». «L'appello a chi l'ha visto è quanto mai opportuno - ha concluso il presidente della Regione - per trovare nel partito democratico l'ombra di un'idea e di una proposta che vada oltre la banale brutta copia del populismo grillino a cui ormai sembrano aspirare coloro che militano in un partito la cui tradizione meriterebbe miglior futuro».

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