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Teatro della Gioventù: “The Kitchen Company” morosa, arriva lo sfratto

Il presidente della giunta regionale, Giovanni Toti, ha chiarito che le motivazioni non riguardano la programmazione o la capacità della società di gestione, ma sono legate semplicemente al mancato pagamento del canone

Ieri in consiglio regionale Giovanni Lunardon (Pd) ha illustrato un'interrogazione relativa alla decisione assunta dalla Regione Liguria di dare lo sfratto esecutivo alla società Tkc, che dal 2011 gestiva il Teatro della Gioventù. Il consigliere ha chiesto alla giunta come intenda attivarsi affinché siano trovate modalità concrete che permettano il perdurare della fruibilità di uno spazio di produzione culturale e aggregazione sociale importante come il Teatro della Gioventù, nonché la salvaguardia di possibilità occupazionali in un settore strategico per la promozione e l'attrattiva turistica che vede impegnati soprattutto giovani professionisti».

Il presidente della giunta regionale, Giovanni Toti, ha chiarito che le motivazioni non riguardano la programmazione o la capacità della società di gestione, ma sono legate semplicemente al mancato pagamento del canone. «Il mancato incasso del canone - ha spiegato il  presidente -  depaupera le casse dell'Ente e crea precise responsabilità per danno erariale sulla collettività e anche le connesse responsabilità di dirigenti e amministratori ove non si fosse proceduto in tal senso».

Da qui, quindi, la decisione degli uffici di procedere, avallata dall'Amministrazione, perché altrimenti il danno erariale avrebbe potuto essere contestabile anche da parte della Corte dei Conti. Toti ha precisato che «per sanare la ferita» sono indispensabili le procedure tipiche del contenzioso giudiziario, cioè il risanamento del debito con i canoni arretrati, «dopodiché - ha detto - evidentemente ci saranno le procedure che possono essere transate ove gli uffici legali della Regione ritengano che sia questo ancora possibile».

Il presidente ha poi ribadito che il Teatro della Gioventù deve restare uno spazio fruibile alla città, un'offerta culturale importante. «Ove la società che oggi lo gestisce non fosse più in grado di sostenerne i costi e gli impegni assunti in precedenti anni per la sua gestione - ha concluso - è evidente che verrebbe rimesso a gara con un'offerta legata ovviamente agli ambiti culturali».

Lunardon ha convenuto sulla necessità che il debito venga appianato, ma ha ribadito che è necessario trovare una soluzione, ad esempio un piano di rientro, affinché il teatro continui a vivere.

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