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Allarme sindacati: "Manca personale, centro trasfusionale a rischio". Gratarola: "Irresponsabile allarmismo"

A rischio, secondo Cgil e Uil, sarebbe il centro trasfusionale dell'ospedale Villa Scassi: "Situazione al collasso, ci sono 3 dipendenti a fronte dei 10 necessari"

"Il centro trasfusionale dell’ospedale Villa Scassi è a rischio chiusura": a lanciare l'allarme sono i sindacati Fp Cgil e Uil Fpl che avvisano che, nonostante i loro allarmi nel tempo, non sarebbero stati presi provvedimenti rispetto all’esiguità del personale tecnico in servizio (ridotto a 3 unità a fronte delle 10 necessarie).

Cgil e Uil: "Situazione al collasso"

La richiesta dei sindacati è una task force da convocare in tempi brevissimi per un piano di assunzioni che garantisca il mantenimento del servizio e consenta di ripristinare normali condizioni di lavoro: "La situazione infatti è al collasso e a rischio, insieme alla continuità del servizio, c’è anche il mantenimento attivo del plesso ospedaliero per il ponente e la Valpolcevera". 

Insomma, la soluzione è "una cabina di regia per trovare soluzioni condivise che salvaguardino il centro trasfusionale e le convezioni in essere con l’ospedale di Voltri evitando anche di aumentare i carichi di lavoro degli altri presìdi già in grosso affanno".

Cgil e Uil, puntualizzano, sono contrari a ogni forma di chiusura, accorpamento o ridimensionamento dei servizi che "ridurrebbe ulteriormente il diritto alla salute dei genovesi".

L'assessore Gratarola: "Pericoloso e irresponsabile allarmismo"

Un "pericoloso e irresponsabile allarmismo", quello arrivato dai sindacati, secondo l'assessore regionale alla Salute Angelo Gratarola che sostiene che "il diritto alla salute dei genovesi e dei liguri è sempre tutelato".

A proposito della carenza di personale, l'assessore spiega che recentemente sono stati attivati concorsi che però non si sono rivelati in grado di compensare le mancanze a causa di un numero insufficiente di candidati, situazione che si inserirebbe in un "quadro nazionale delicato".

E per dimostrarlo Gratarola parte dal 2019: "Un'indagine del Centro nazionale sangue aveva evidenziato una carenza del 30% del personale operante nelle medicine trasfusionali a livello nazionale, e dopo il covid la criticità si è esacerbata. È evidente che occorrono nuove modalità organizzative". Alcune valutazioni sono in corso tra le direzioni generali delle aziende e il Centro regionale sangue, sulla base di modelli organizzativi già presenti e adottati a livello nazionale e internazionale.

"Da tempo sono poi operativi tavoli tecnici con i clinici per l’applicazione dei criteri di appropriatezza e per la corretta terapia delle anemie e del sanguinamento con protocolli che saranno condivisi ed uniformi su tutto il territorio regionale. Non solo. Il 31 maggio è previsto, all’interno di una serie di confronti che si tengono periodicamente, un incontro con i vertici di aziende ospedaliere, Asl e Alisa presso l’assessorato alla Sanità per giungere rapidamente a una soluzione condivisa utilizzando come cornice normativa la recente delibera regionale 436. Questo provvedimento dà mandato al Dimet (Dipartimento interaziendale metropolitano dei trasfusionali al quale afferiscono Asl3, Asl4, San Martino, Galliera e Gaslini) di adottare e applicare linee comuni per la massima condivisione di attività e modalità con precisi obiettivi".

"Nonostante le oggettive difficoltà – conclude l’assessore alla Sanità - la sanità ligure ha continuato, continua e continuerà a garantire il servizio per tutti i pazienti rivedendo il sistema alla luce delle oggettive carenze di personale. Escludiamo dunque che il centro del Villa Scassi venga chiuso: la terapia sarà erogata a tutti con una elevata attenzione alla appropriatezza prescrittiva".

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