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Bilancio regionale, il consiglio taglia 400mila euro per pulizie e manutenzioni

Tra le voci tagliate nel bilancio di previsione che dovrà essere approvato a breve, i costi per la pulizia di bagni e aula e per il servizio di vigilanza. Ma scattano le prime proteste

Da 25 milioni e 800mila euro a 24 milioni e 200: il consiglio Regionale ha deciso di tagliare le spese per la gestione dell’assemblea legislativa ligure, una riduzione contenuta nel bilancio di previsione che dopo essere stato consegnato ieri ai capigruppo oggi verrà votato insieme con il Bilancio definitivo dell’ente.

Gran parte del risparmio deriva dallo spostamento del contratto con Liguria Digitale (ex Datasiel), che dal Consiglio passa alla Giunta e influisce sul budget per un milione e 200 mila euro. I restanti 400mila verranno risparmiati grazie alla rinegoziazione di alcuni appalti, tra cui quelli per le pulizie (9 mila euro in meno per la profumazione delle toilette del consiglio) la manutenzione dei sistemi di telefonia e il servizio di guardianaggio, per un totale di 240mila euro, e dei costi per l’acquisto di quotidiani, riviste giuridiche, carta e fotocopie.

Una spending review che oggi dovrà passare al vaglio del consiglio e che ha già suscitato qualche protesta tra cui quella del Movimento 5 Stelle, che proprio oggi porterà 30 emendamenti, con la capogruppo in Regione Alice Salvatore che ha puntato il dito contro la manovra finanziaria sottolineando una «mancanza totale di indirizzi strategici su sanità e trasporti, assenza di programmazione e nessuna misura in grado di produrre immediatamente effetti positivi sulla crescita, sull'occupazione e sugli investimenti».

«Il concetto di tagli ai costi della politica è togliere risorse alla sicurezza del Consiglio, al guardianaggio e alle imprese di pulizia, che significa meno controllo e meno igiene - ha proseguito la Salvatore - Fedele alla sua linea fino in fondo, Toti preferisce intaccare risorse umane e di servizi, anziché toccare i faraonici emolumenti della politica e i privilegi di pochi».

Dello stesso parere anche Fabio Tosi, portavoce del M5s, che nella sua relazione ha spiegato che «c’è un dato che balza drammaticamente agli occhi: la totale inconsapevolezza dell’entità effettiva della crisi che la Liguria è chiamata ad affrontare, in primo luogo nelle sue sedi di governo. Una regione che ha smarrito da almeno trent’anni il proprio modello di sviluppo, dal momento in cui il sistema delle Partecipazioni Statali andava  collasso, e le varie maggioranze politiche che si sono succedute, di destra e sinistra, presiedute da Sandro Biasotti come da Claudio Burlando, si sono guardate bene dall’affrontare».

Per il MoVimento 5 Stelle i provvedimenti da adottare per tagliare le spese partono innanzitutto dall’abbandono della sede di piazza De Ferrari, «che costa 2 milioni di euro all'anno ai cittadini e che più volte destra e sinistra hanno promesso di abbandonare, senza mai rispettare le promesse» per proseguire poi con «un piano di specializzazione territoriale secondo i paradigmi europei di un regionalismo programmatorio, che metta a vantaggio competitivo i saperi che sono presenti tanto nelle comunità locali del lavoro come in quelle della ricerca. E che faccia della difesa dell’ambiente e della qualità sociale un motore di nuova impresa pulita e ad alta capacità occupazionale. Dunque, risparmio energetico e salvaguardia del territorio virati anche a business come strategia politica orientata al futuro».


 

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