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Martedì, 18 Giugno 2024
Respinta

Consiglio regionale respinge la mozione di sfiducia a Toti, la maggioranza: "Resistere, resistere, resistere"

Maggioranza compatta respinge la mozione contro il presidente della Regione ai domiciliari per corruzione. Rabbia della minoranza, Garibaldi: "Il 'totismo' è finito"

La mozione di sfiducia nei confronti di Giovanni Toti è stata respinta. Come annunciato alla vigilia, la maggioranza ha votato compatta contro il documento presentato da Pd, Lista Sansa, Movimento 5 Stelle e Linea Condivisa. Lo aveva annunciato nei giorni scorsi l'assessore regionale Giacomo Giampedrone che, autorizzato dalla procura, aveva incontrato Toti nella sua villa di Ameglia, dove si trova ai domiciliari con l'accusa di corruzione e falso. In quell'occasione Toti aveva fatto sapere di non volersi dimettere e aveva consegnato all'assessore una lettera, letta questa mattina in aula dal capogruppo della 'Lista Toti' Alessandro Bozzano.

La mozione è stata respinta, a votarla i partiti della minoranza che l'hanno presentata. Assente il capogruppo di Azione Sergio Rossetti, - che non aveva firmato la mozione - che ha però delegato il suo voto favorevole al documento.

Il consiglio regionale respinge la mozione di sfiducia

"Sfiducia politica"

"Il 'totismo' è finito". Lo ha detto il capogruppo del Partito Democratico Luca Garibaldi commentando la discussione del pomeriggio. "Avete la maggioranza numerica, ma non politica", ha continuato il capogruppo del Pd. I rappresentanti della minoranza hanno motivato la presentazione della mozione spiegando la ragione politica che ha portato i consiglieri a firmarla. Un atto di accusa a Toti e alla sua giunta su sanità, ambiente, trasporti. I consiglieri Selena Candia, Roberto Centi (Lista Sansa) e Paolo Ugolini (Movimento 5 Stelle) hanno citato l'istituzione di Alisa, i progetti di San Martino e Gaslini diffuso, il rigassificatore di Vado. "Alla luce di quanto emerso, cosa dobbiamo pensare delle pratiche non finite sotto la lente dell'inchiesta?", si è chiesto Centi. Il capogruppo del Partito Democratico ha chiuso il suo intervento citando l'intercettazione tra Matteo Cozzani, ex capo di gabinetto della Regione, anche lui ai domiciliari, e Giovanni Toti sui fratelli Testa, anche loro indagati e considerati vicini a Cosa Nostra: "Chi organizza i voti dei mafiosi non può fare il presidente e si deve dimettere", ha detto.

"A me basta quello che dice Toti a Spinelli, dicendogli che la sua pratica era a buon punto, ricordandogli dei soldi che poi sono arrivati per dire che non può rientrare qui", ha detto Ferruccio Sansa. "Non può rientrare qui per quello che diceva a Castellucci, non può rientrare qui per quello che diceva a Moncada o perché ha dato le vaccinazioni covid ai privati. La questione giudiziaria è importantissima perché è anche morale, Toti non è più credibile, fa un danno alla politica e alle istituzioni che rappresentato tutti i cittadini".

Maggioranza: "Pronti a continuare il lavoro"

Critiche all'opposizione dai banchi della maggioranza. "L'opposizione approfitta dell'inchiesta sperando di delegare alla magistratura compiti che spettano alla politica", tuona Barbara Ratti, consigliera di Cambiamo con Toti che esorta il presidente della Regione a "Resistere, resistere, resistere", citando l'ex magistrato Saverio Borrelli che pronunciò quelle parole nel 2008, durante l'inaugurazione dell'anno giudiziario.

Per Bozzano, che ha letto la lettera di Toti, la mozione "non ha senso, il nostro voto sarà contrario perché non solo la mozione è destituita da ogni fondamento amministrativo, ma lo è anche dal punto di vista politico".

Duro l'intervento di Lilli Lauro, (Cambiamo) che ha accusato il centrosinistra al governo prima di Toti di avere istituito "uno strapotere commerciale egemonico", riferendosi all'apertura delle Coop, "24 esclusa la città metropolitana", uno strapotere mai visto in nessuna altra parte d'Italia, con un ostracismo verso chi potesse incrinare il monopolio. Anche la sinistra, ha ricordato Lauro, "ha ottenuto finanziamenti sicuramente leciti". La consigliera ha accusato chi c'era prima di aver curato gli interessi dei finanziatori, "a discapito di cittadini e lavoro". "Aspettiamo Toti come tutta la maggioranza della Liguria, noi continuiamo il suo operato", ha detto Lauro concludendo.

"Una delle giornate più tristi, presentare una mozione di sfiducia a un governatore che come noto non può partecipare e difendersi, è di una bassezza d'animo desolante", ha detto Stefano Anzalone, uno dei due consiglieri regionali indagati nell'inchiesta insieme a Domenico Cianci.

Prima del voto il presidente della Regione ad interim Alessandro Piana ha rivendicato quanto fatto dalla maggioranza. "Il nostro intendimento è continuare a lavorare per produrre risultati come fatto in questi anni, non abbiamo intenzione di fermarci, siamo pronti a continuare il lavoro".

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