Regione, approvato lo sportello anti teorie gender nelle scuole. E scoppia la polemica

La maggioranza vota sì all'istituzione di punti d'ascolto cui le famiglie possono rivolgersi per denunciare la "diffusione di teorie gender". L'opposizione: «Scelta medievale»

Uno sportello di ascolto per “la prevenzione dell’eventuale diffusione delle teorie gender” nelle scuole: la proposta, avanzata da Matteo Rosso, capogruppo di Fratelli d’Italia in Regione, è stata approvata dalla maggioranza di centrodestra del Consiglio regionale della Liguria nella giornata di venerdì, e ha fatto scoppiare la polemica nel palazzo di via Fieschi, con l’opposizione schierata compatta per protestare contro quella che Raffaella Paita, capogruppo del Pd, ha definito «una decisione medievale».

Nello specifico, la proposta prevede l’istituzione di punti di ascolto cui le famiglie potranno rivolgersi per denunciare situazione di disegno legate alla diffusione di droghe, alcol, bullismo, razzismo, vandalismo e anche, appunto, di teorie gender, da parte di soggetti preposti alla formazione dei ragazzi: «Daremo un importante segno di vicinanza alle famiglie e aggiungeremo un servizio, che a oggi mancava, in ambito educativo e sociale - ha spiegato Rosso - La bagarre scatenata oggi in Consiglio dalla minoranza, che ha cercato in tutte le maniere di strumentalizzare il mio documento, dimostra che una certa parte politica non comprende a fondo le reali esigenze delle famiglie oggi, che hanno il bisogno e il diritto di essere coinvolte nei processi educativi all'interno della scuola e non solo».

La proposta, approvata sulla scia del modello lombardo, ha innescato l’immediata reazione dell’opposizione, in primis il Pd ha sottolineato che «una destra così retriva e reazionaria come quella che governa la Regione Liguria non ce la saremmo mai aspettata. Si tratta di un’iniziativa gravissima, di stampo medievale e lontana anni luce dal profilo liberale di un centrodestra moderno. Anche il ministero dell’Istruzione ha fatto chiarezza su questo punto, ribadendo che insegnamenti di questo tipo non esistono. Questa maggioranza, però, preferisce inseguire fantasmi e fanatismi. La sessualità di una persona è un fatto privato e ci sono leggi che garantiscono diritti e parità.Ma forse in questo Consiglio regionale c’è ancora chi non si vuole arrendere alla normalità della diversità e vuole imporre le proprie teorie oscurantiste e senza fondamento».

Della stessa opinione anche Rete a Sinistra: «Questa mozione denota un pericoloso anacronismo di fronte ad una realtà che sta già marciando verso altre consapevolezze. Mentre nel mondo finalmente vengono (con colpevole ritardo) riconosciuti pieni diritti alle persone di diverso orientamento sessuale, noi abbiamo l’ardire di paragonare in una aula legislativa l’omosessualità a comportamenti quali razzismo, bullismo e droga.
Varrebbe la pena ricordare, soprattutto a chi ha presentato questa mozione, che non esiste nessuna teoria gender: ciò che esiste sicuramente invece sono violenze, discriminazioni, soprusi a danno di persone omo/trans/bisessuali».

Una dura condanna è arrivata anche da Arcigay Liguria, che in una nota ha fatto sapere che «i comitati liguri esprimono massimo disappunto per un atto che intende armare una lotta contro un fenomeno fantasma, cioè qualcosa che non esiste. La propaganda "anti gender" non ha vittime né carnefici, è una strategia che ha il solo scopo di denigrare il lavoro quotidiano di associazioni che portano nelle scuole la lotta al bullismo e alle discriminazioni. Non è ammissibile che la Regione Liguria spenda risorse pubbliche no per corrispondere ai bisogni delle persone e alle tante emergenze, bensì per corrispondere alla strategia di consenso delle destre e di chi su questi fantasmi costruisce carriere politiche. A proposito di bisogni e emergenze, ricordiamo che nel 2009 la Regione ha approvato una legge importante che promuove la lotta alle discriminazioni per orientamento sessuale e identità di genere. Ci preme sottolineare che proprio quella Legge (n. 52/2009) prevede un finanziamento per la formazione contro le discriminazioni: quei soldi ad oggi non sono ancora stati impegnati in attività concrete. È auspicabile che l'ente dia corso a ciò che è legge, e perciò è esigibile dalla comunità, piuttosto che mettersi al servizio della propaganda».
 

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