Porti: braccio di ferro Genova-Venezia, interrogazione a Tursi

Il tema dello sviluppo della portualità genovese e nazionale è approdato in consiglio comunale, per via di un'interrogazione che il capogruppo del Pd, Simone Farello ha presentato in merito al finanziamento di 100 milioni di euro al porto di Venezia

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di GenovaToday

Genova - Il tema strategico dello sviluppo della portualità genovese e nazionale è approdato oggi in consiglio comunale, per via di un'interrogazione che il capogruppo del Partito Democratico, Simone Farello ha presentato al sindaco Doria in merito al finanziamento di 100 milioni di euro al porto di Venezia contenuto in un emendamento alla legge di stabilità al varo del governo, e che destinerebbe alla realizzazione di un nuovo scalo off-shore dei fondi inizialmente stanziati per il Mose.

«Le nostre preoccupazioni non derivano da una sterile polemica di campanile - ha chiarito Farello -, ma vogliono piuttosto ribadire la centralità che il Comune di Genova, in quanto principale porto del paese, deve avere nella definizione di una politica della portualità italiana che abbia regole ed obiettivi chiari».

Il capogruppo del Partito Democratico ha sottolineato come, con l'emendamento proposto alla legge di stabilità, 100 milioni di euro vengono destinati a un singolo porto la cui importanza strategica non è minimamente paragonabile a quella dello scalo genovese, vicino ormai ai due milioni di container movimentati nell'arco di un anno, e tutto questo a fronte di uno stanziamento complessivo di appena 70 milioni per tutti i porti italiani.

«Il problema sul tavolo è capire quale idea abbia questo governo dello sviluppo della portualità nazionale, e quale peso abbia il principale scalo italiano all'interno di queste scelte. Il comune di Genova deve rivendicare la propria centralità attraverso il presidente regionale dell'Anci, che è lo stesso sindaco Doria, ed il presidente nazionale di Assoporti Luigi Merlo», ha aggiunto Farello. «È necessario intervenire velocemente per ampliare gli attuali margini di autonomia finanziaria previsti dalla micro-riforma dell'autonomia finanziaria dei Porti, in base alla quale ciascun scalo può trattenere solo l'1% dell'Iva prodotta dagli scambi che avvengono al suo interno. Una cifra risibile, insufficiente, che non permette di far emergere le potenzialità e le capacità reali dei Porti. Una cifra che segnala l'insufficienza di una riforma che peraltro ha introdotto due nuove Autorità portuali di cui proprio, in un paese dove ce n'erano già 25, non si sentiva il bisogno».

Il sindaco Marco Doria ha condiviso le preoccupazioni espresse dal caporgruppo del Partito Democratico e ribadito che «la posizione dell'amministrazione coincide con quella contenuta nel documento votato a grandissima maggioranza nel comitato portuale tenutosi la scorsa settimana» e cioé che «i finanziamenti agli investimenti portuali devono essere congrui all'importanza strategica dei singoli scali e sottostare alla stessa procedura di assegnazione», indicando a sua volta come necessaria una maggiore autonomia finanziaria dei porti italiani, nella convinzione che «Genova sia assolutamente in grado, per la sua capacità di attrazione del traffico commerciale, di svolgere pienamente il proprio ruolo».

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