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Polemiche sul 'Village Kids' al Pride, Candia: "Destra oscurantista e discriminante"

Il commento della consigliera regionale: "Un partito che attraverso il suo candidato alle Europee Vannacci teorizza il modello delle classi differenziate non può in alcun modo comprendere i concetti di educazione all'inclusività e alla cultura affettiva"

“Credo che non ci sia da stupirsi per le critiche che la Lega ha mosso verso il 'Village Kids' di Genova: un partito che attraverso il suo candidato alle Europee Vannacci teorizza il modello delle classi differenziate non può in alcun modo comprendere i concetti di educazione all'inclusività e alla cultura affettiva”. Questo il commento della consigliera regionale della Lista Sansa, Selena Candia, alla querelle scoppiata a Genova sul Village Kids allestito all'interno del programma del Liguria Pride Village.
 
“Ricordo che il Village Kids è un ciclo di eventi nato nel 2019 e che da allora accompagna ogni edizione del Liguria Pride Village – sottolinea Candia -. Si tratta di laboratori e attività destinati a bambine e bambini per promuovere la cultura affettiva e inclusiva a partire dall'infanzia. Giocare e imparare all'interno di una cornice dove le diversità sono una ricchezza anziché un problema è un modello che non va criticato, ma che dovrebbe essere esteso in maniera più ampia e strutturata in tutta la Liguria, coinvolgendo le scuole, come abbiamo più volte proposto in Consiglio regionale”. “Chi lo critica – aggiunge la consigliera regionale – si dimostra parte di una politica di destra oscurantista e discriminante che sceglie di non vedere la società in cui viviamo”.

Alle parole di Selena Candia si aggiungono quelle di Generazione P. “Cara Lega, come al solito cercate di fomentare odio e discriminazioni. Perché non partecipate ai laboratori del Liguria Pride, così vedete di cosa si parla e imparate qualcosa di nuovo? La fantomatica 'teoria gender' non esiste. Viene usata da gruppi di conservatori che in un modo improprio si riferiscono agli studi di genere, per darne un’idea falsata', commenta Nadia Punturieri di Generazione P. “Questi studi raggruppano diversi approcci metodologici e ricerche su svariati aspetti della: dall'origine dell'identità al rapporto tra persona e contesto socio-culturale. La teoria del gender è quindi un’invenzione polemica, un’espressione coniata sul finire degli anni ’90 e i primi 2000 in alcuni testi redatti sotto l'egida del Pontificio consiglio per la famiglia con l'intento di etichettare, deformare e delegittimare quanto prodotto in questo campo di studi.

Generazione P ribadisce di lottare per le pari opportunità e per l'assenza di ostacoli alla partecipazione economica, politica e sociale di un qualsiasi individuo per ragioni connesse a genere, religione e convinzioni personali, razza e origine etnica, disabilità, età, orientamento sessuale o politico".

"Fa sorridere che queste dichiarazioni escano a ridosso delle elezioni europee pensando di riuscire ad avere consensi", concludono gli attiviste e le attiviste di Generazione P.  

"Massima solidarietà ad Edusex, alla sua presidente Chiara Nardini e a tutt* coloro che ogni anno organizzano un evento per grandi e piccini per promuovere l'inclusione e le parti opportunità. Quelle vere".

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