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Piscine di Albaro: i negozi della struttura ostaggio di vandali e contenziosi

Dal capogruppo della Lega Nord in consiglio comunale e dal capogruppo municipale del Carroccio Davide Rossi la denuncia sull'assurda storia di contenziosi burocratici che sta coinvolgendo le attività commerciali e sportive nella struttura

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di GenovaToday

«La notte scorsa le attività commerciali e sportive all'interno dello Stadio del nuoto di Genova Albaro sono state prese d'assalto dall'ennesimo raid vandalico: vetrine rotte e merce razziata sono solo l'ultimo bilancio di una lunga serie di razzie che oramai si ripetono da settimana, cioè da quando la struttura sportiva non ha più un servizio di guardianaggio e un'adeguata illuminazione nelle ore serali e notturne». Questa la denuncia di Edoardo Rixi, consigliere regionale e capogruppo della Lega Nord in Comune a Genova, e di Davide Rossi, capogruppo municipale del Carroccio.

«I fatti drammatici e preoccupanti – spiegano Rixi e Rossi – sono frutto di una storia assurda che da questa estate ha trasformato i negozianti e in generale tutte le attività all'interno dello Stadio in un facile bersaglio per vandali serali. Da fine agosto, infatti, la società che gestisce gli impianti, la Stadio Albaro spa – costola dell'Unieco di Reggio Emilia che a oggi pare non sia proprio in salute – ha deciso di restituire 'le chiavi' al proprietario, ovvero al Comune di Genova. Motivo? Un milione e 400 mila euro che Palazzo Tursi deve alla società come compartecipazione alle spese di funzionamento della struttura. Dal canto proprio il Comune, pare, vanti a sua volta un credito, non riscosso, di circa 2 milioni di euro dalla società che, all'interno dell'impianto, gestisce direttamente la piscina: i Nuotatori genovesi.

Risultato? Nel tiro alla fune tra Comune – che risulta debitore e nel contempo creditore – e Stadio di Albaro spa a farne le spese sono i titolari e i lavoratori dei 14 negozi e 6 attività sportive che lì hanno la propria attività e che si sono viste privati, dall'oggi al domani, di un servizio di sorveglianza e di illuminazione.

In questa situazione ai limiti della realtà - in cui i negozianti non sanno neppure a chi dover pagare l'affitto -, l'impianto gioiello inaugurato dopo il restyling nella primavera del 2008, a soli sei anni di distanza si è trasformato in un luogo dove la sicurezza è un optional. Nella stagione invernale, quando dalle 17 è ormai praticamente buio, gli impianti si ritrovano avvolti nelle tenebre mettendo a serio rischio tutti i frequentatori, anche giovani e giovanissimi, della struttura.

A questo punto chiediamo che il Comune si attivi con urgenza per risolvere questa situazione paradossale. È inaccettabile che questa struttura e le sue attività siano semplicemente abbandonate al proprio destino così come è inaccettabile sia messa a repentaglio la tranquillità di tutti gli sportivi che vanno in piscina o in palestra per fare qualche ora di sport».

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