Fiera di Genova, Pellerano: «Basta colpi di mano: sul futuro delle aree la parola passi alla città»

Il consigliere regionale della Lista Biasotti chiede in un’interrogazione urgente l’intervento del presidente Burlando per promuovere insieme al Comune di Genova e Autorità Portuale di Genova un’occasione pubblica di confronto sul futuro della fiera

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di GenovaToday

«Ritengo necessario un intervento urgente del presidente della Regione Burlando affinché sia al più presto organizzata un’occasione pubblica di confronto che coinvolga tutte le componenti della città, per scegliere con maggiore consapevolezza il destino delle aree della Fiera del Mare. Si decida il futuro del tratto di costa compresa fra i Magazzini del Cotone al Porto Antico e Punta Vagno nell’ambito di un disegno unitario e contestuale, in modo da prendere ogni decisione sulla Fiera tenendo conto di un ampio intervento urbanistico che potrebbe ridisegnare e ricomporre tra loro spazi urbani – il Levante, la Foce ed il Centro Storico - e portuali. Il metodo decisionale e la qualità del progetto devono essere all’altezza della posta in gioco, che è molto alta.». Questa la richiesta di Lorenzo Pellerano, consigliere regionale della Lista Biasotti, che interviene con un’interrogazione urgente in Regione sul tema delle aree fieristiche di Genova.

«Siamo consapevoli – spiega Pellerano – di come la Fiera spa abbia urgente necessità di fare cassa per far fronte a mutui decisamente eccessivi, assunti per investimenti che, conti alla mano, non hanno prodotto gli effetti desiderati. Tuttavia ci opponiamo con forza a qualsiasi decisione di compromesso presa alla chetichella in riunioni ristrette, familiari o all’interno delle segreterie di partito, anzi, del partito, il PD, che proprio su questo tema strategico per il futuro di Genova si è spaccato. La Giunta Doria porta avanti una delibera irricevibile, il vice-sindaco Bernini presenta la Coop alla società incaricata di valorizzare le aree ex Fiera come possibile cliente interessato, l’assessore Paita – candidata alle primarie per la presidenza della Regione – si dice contraria all’operazione, il gruppo comunale PD tergiversa, molti altri tacciono. Troppe parti in commedia: è l’ennesima immagine di una maggioranza raffazzonata, in crisi di identità, contraddittoria e inefficace. Si rilegge il copione visto in Regione per l’affare Quarto: un buco nei bilanci del sistema pubblico locale, la corsa a fare cassa, il rischio di vendere patrimonio pubblico in maniera improvvisata, per di più dal Comune ad una sua società controllata. Non possiamo però accettare che i fallimenti, i mal di pancia e le lotte intestine al partito che governa Genova e la Liguria da lustri condizionino irrimediabilmente il destino di un’area preziosa quale la Fiera, immensa se confrontata alla cronica carenza di spazi nella nostra città, e in una posizione eccellente. Questi spazi, se adeguatamente rilanciati, potrebbero costituire un nuovo polo attrattivo di Genova e potenziare ulteriormente la nostra offerta turistica, replicando il successo del Porto Antico.

Come avvenuto per Quarto non deve accadere che nel prendere una decisione così importante per il futuro volto di Genova la città sia stata messa alla finestra a guardare esponenti di primo piano del PD che litigano, si contraddicono e troppe volte danno l’impressione di essere più interessati agli equilibri di potere di domani che al futuro della città. Di fronte a questo spettacolo, come è stato nel caso dell’ex manicomio di Quarto, solo la partecipazione trasparente dei cittadini, dei comitati e delle associazioni di categoria può portare ad una sintesi positiva.

Prima che la delibera approdi in Comune chiediamo quindi che la Regione, azionista al 29% della Fiera, intervenga nel merito della questione e svolga quel ruolo di regia che dovrebbe esserle proprio in un tema la cui rilevanza travalica i confini genovesi, per mettere tutte le parti interessate nelle condizioni di contribuire a una soluzione di ampio respiro sul futuro delle aree. Sulla Fiera la politica di errori ne ha fatti già abbastanza, ora provi ad ascoltare la città».

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