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Migranti, 400 euro per chi ne ospita uno

Il Comune di Genova è impegnato per promuovere l'accoglienza diffusa. A tal proposito sta valutando il modello di Asti, dove chi ospita un migrante riceve 400 euro al mese

All'ordine del giorno dell'incontro di ieri delle commissioni II – Pari Opportunità e VI – Welfare c'era un aggiornamento sulle attività di accoglienza ai profughi sul territorio genovese. Dopo una relazione introduttiva, l'assessore Emanuela Fracassi, rispondendo alle domande dei consiglieri, ha completato il quadro degli interventi per i profughi a Genova.

«Rispetto al passato – ha spiegato Fracassi - l'afflusso di richiedenti aiuto su Genova è molto cresciuto. Basti pensare che il progetto triennale Sprar prevedeva 170 posti per adulti e 17 per minori a Genova; adesso, oltre allo Sprar, al territorio della nostra provincia sono destinate circa 1.300 persone, inserite nel progetto ministeriale, per cui il ministero dell'Interno si avvale della collaborazione dell'Anci e del III settore. I progetti prevedono prima e seconda accoglienza, con identificazione, servizi sanitari, vitto, alloggio, mediazione culturale, insegnamento della lingua italiana, documenti, formazione, avviamento alla commissione per il riconoscimento dello status di rifugiato. Rispetto alla popolazione ligure, queste 1.500 persone circa sono poco più dell'1 per mille. La conferenza Stato-Regioni ha previsto che ci sia un centro in ogni regione. Nell'attuale organizzazione il Comune ha competenze molto limitate, ma può agire per esempio, come sta iniziando a fare, per promuovere l'accoglienza diffusa. È interessante da questo punto di vista, ed è stato infatti preso a riferimento, il modello adottato ad Asti, dove alcune famiglie si sono convenzionate con l'ente gestore. Con 400 euro al mese le famiglie forniscono vitto, alloggio e assistenza per le necessità materiali, mentre l'ente gestore, associazione o cooperativa, provvede alle attività diurne. Il Comune ha recentemente promosso un incontro a Genova per l'illustrazione di questo modello».

«Un ruolo di indirizzo, dunque, che si esplica anche nell’attività dei Municipi, che stanno avviando collaborazioni con gli enti gestori per attività di volontariato, come quella dei 10 volontari che hanno recentemente ripulito il parco dell’Acquasola. Lavorando senza alcun compenso, queste persone hanno avuto l’occasione di cimentarsi con un lavoro, di stabilire relazioni, di esercitarsi nell’uso dell’italiano. Per il futuro si prevede che i municipi, attraverso i loro uffici tecnici, possano assumere il coordinamento di queste attività. È possibile anche l’istituzione di un gruppo di coordinamento a cui, insieme ai municipi, partecipi il Celivo».

Fracassi ha accolto alcune proposte dell'aula, come quella, di Enrico Musso (Lista Musso), di interessare l'università alle attività di formazione dei rifugiati, o come quella, avanzata da Stefano De Pietro (M5S) e Alfonso Gioia (Udc) di curare maggiormente, con un'informazione trasparente e aderente alla realtà attraverso una sezione apposita del sito web del Comune, il rapporto con i cittadini.

L'assessore ha riferito poi su alcune particolarità della situazione di Genova, dove da 5 mesi è operativa una sede della commissione che esamina le domande dei richiedenti asilo. Adesso non bisogna più accompagnarli a Torino ma, anche se recentemente sono state aggiunte 20 nuove commissioni alle 20 preesistenti, a causa del grande afflusso di profughi i tempi di attesa dopo l'identificazione si sono dilatati fino a una media di 18 mesi rispetto ai 3 previsti. Dopo un diniego è possibile presentare ricorso, così i tempi si allungano indefinitamente fino al terzo grado di giudizio. La commissione genovese ha finora dato il 70 per cento di risposte negative. Gli esperti dicono che un periodo di 5 mesi non ha rilevanza statistica, ma si può dire che i flussi che interessano la nostra regione sono evidentemente diversi da quelli di altre zone, se il dato dei siriani, per esempio, da noi è irrilevante. Sono molte invece le donne nigeriane, che non provengono da zone di guerra ma da situazioni di violenza e di sofferenza gravissime. Certamente è una decisione molto delicata, quella su una richiesta d'asilo.

Allo stesso modo è difficile la scelta sul modello di accoglienza: con tutti i suoi pregi, l'inserimento di un profugo in una famiglia non è indicato nella fase della prima accoglienza ed è problematico per i minori, quelli che ne avrebbero più bisogno, resi ancor più delicati dai traumi della fuga e del viaggio.

Sui costi dei due progetti, lo Sprar e il più recente progetto ministeriale, Fracassi ha comunicato che lo Sprar, che dà un servizio molto migliore rispetto all'altro, costa 40 euro al giorno per ogni assistito, mentre il ministeriale ne costa 35, di cui 2,50 vengono dati al rifugiato per piccole spese quotidiane.

Alla discussione hanno partecipato i consiglieri Antonio Bruno (Fds), Franco De Benedictis (Gruppo Misto), Stefano De Pietro (M5S), Alfonso Gioia (Udc), Gianpaolo Malatesta (Gruppo Misto), Enrico Musso (Lista Musso), Clizia Nicolella e Marianna Pederzolli (Lista Doria).

In chiusura la presidente Cristina Lodi si è impegnata a promuovere un'ulteriore aggiornamento e approfondimento, con audizioni, nei prossimi mesi.

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