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Sindaci, in Liguria sono donne solo 30 su 245. Anci: «Le poche sindache esposte a giudizi e pregiudizi»

Nella nostra regione le prime cittadine sono pochissime rispetto ai colleghi uomini. E una rappresentanza chiede maggiore tutela

Dopo la condanna della sindaca di Torino, Chiara Appendino, per i fatti di piazza San Carlo, si inasprisce il dibattito sul ruolo e le responsabilità dei sindaci. Proprio da parte delle sindache liguri è arrivato un commento sul tema, particolarmente significativo in una regione come la Liguria, dove un’altra sindaca, Marta Vincenzi, è stata condannata proprio per il ruolo rivestito all’interno della comunità per i fatti dell’alluvione del 2014.

«Nel groviglio di responsabilità previste nel Testo unico enti locali si è sempre meno incentivati a ricoprire il ruolo di sindaco, soprattutto di un piccolo Comune, e si è fortunati se non si incorre in condanne», spiegano dalla sezione ligure di Anci, l’Associazione Nazionale Comuni Italiani.

In Liguria, su 234 sindaci 30 sono donne, «e tutte concordano sul fatto che non si debba far ricadere sui primi cittadini la diretta responsabilità dell’organizzazione di un evento, come quello in piazza San Carlo - proseguono da Anci - poiché in questo modo diventa impossibile lavorare per il bene delle comunità locali amministrate».

«Noi sindaci siamo sempre in prima linea e non ci siamo mai sottratti, e mai ci sottrarremo, alle nostre responsabilità - ha detto la vicepresidente di Anci Liguria Ilaria Caprioglio, sindaca di Savona - Tuttavia, spesso, siamo chiamati a rispondere sotto un profilo di responsabilità penale oggettiva e non soggettiva, come previsto dall'ordinamento giuridico. Quotidianamente con le nostre azioni rischiamo di incorrere nell'abuso d'ufficio o nell'omissione di atti d'ufficio. Desidero esprimere la mia solidarietà alla collega Appendino, eletta come me nel 2016. Noi sindaci donne siamo un esiguo 14,6 per cento su un totale di 7.546 sindaci insediati. Una percentuale destinata a scendere all’8,4 se riferita ai sindaci donna di Città metropolitana e di capoluogo di Provincia: siamo, infatti, solo 9 a fronte di 96 colleghi maschi. Una proporzione numerica che evidenzia il perdurare della disparità di genere che l’Obiettivo 5 dell’Agenda 2030 dell’Onu mira a superare».

Concorde anche Valentina Ghio, sindaca di Sestri Levante e vicepresidente di Federsanità Anci Liguria: «Essere sindaco oggi comporta tante responsabilità, non solo morali ma anche civili, amministrative, di cui siamo consapevoli nel momento in cui ci candidiamo - ha detto - Abbiamo l’obbligo di tutelare le nostre comunità ma il nostro essere in prima linea non può significare essere chiamati a rispondere anche di fatti non prevedibili, legati alla follia di alcune persone su cui non abbiamo controllo: per questo rinnovo la mia solidarietà a Chiara Appendino, e aggiungo un’altra riflessione: il numero di sindache è molto sotto l’equa rappresentanza che il ruolo meriterebbe, non solo per le donne ma per il bene pubblico complessivo. Inoltre, spesso le poche sindache esistenti sono esposte al giudizio e al pregiudizio della società, talvolta lasciando in secondo piano il merito effettivo».

Per Cristina Ponzanelli, prima cittadina di Sarzana, «non è accettabile e non dovrebbero mai configurarsi nel nostro sistema giudiziario, secondo il principio costituzionale della responsabilità colpevole, forme di responsabilità penale ‘di posizione’, scollegate da criteri di rimproverabilità soggettiva. Ogni sindaco è consapevole di esercitare il proprio mandato esponendosi a possibili responsabilità amministrative, civile e penali. Ciò non significa che gli si possano ascrivere responsabilità penali oggettive o semi-oggettive, che costituiscono un inaccettabile punto di caduta dell’intero sistema. Serve chiarezza nelle norme che determinano la diligenza del suo agire, affinché non sussistano margini per ridurre il difficile ruolo di quella che è prima di tutto una persona, che esercita un delicatissimo ruolo istituzionale per spirito di servizio verso la sua comunità, a mero capro espiatorio”.

Paola Giliberti è invece al secondo mandato di sindaco a Vessalico (Imperia), un paesino della Valle Arroscia di poco più di 260 anime: «Siamo orgogliosi di quello che facciamo per i nostri cittadini, ma è sempre più frustrante, senza fondi a disposizione, perseguire il benessere per le nostre comunità. Noi sindaci ci possiamo considerare a buon titolo ‘volontari’ a servizio dei nostri cittadini, per noi amministrare un Comune di piccole dimensioni è una missione. Spesso facciamo fatica a trovare stimoli positivi, a creare progetti che possano essere di aiuto al progresso dei nostri borghi dell’entroterra, perché ci scontriamo con la carenza di mezzi e di personale tecnico a disposizione. Siamo sempre in prima linea, anche fisicamente nelle manifestazioni pubbliche, ma non possiamo caricarci anche di responsabilità che non ci competono».

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