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Caso Liguria, il governo: "No allo scioglimento forzato del consiglio regionale"

Per il governo, lo scioglimento d'ufficio sarebbe solo una risposta estrema di fronte a una vera e propria attività incostituzionale, reiterata e relativa all'attività amministrativa e istituzionale della Regione. E non a comportamenti personali dei suoi rappresentanti

Al momento il governo non ritiene che "sussistano i presupposti per proporre, ai sensi dell'articolo 51 della legge 10 febbraio 1953, numero 62, lo scioglimento del consiglio regionale della Liguria e la rimozione del presidente della giunta".

E così il caso dell'inchiesta corruzione in Liguria approda anche alla Camera, attraverso l'interpellanza del deputato genovese del M5s Roberto Traversi, che sollecitava l'esecutivo a far concludere anticipatamente la legislatura regionale. Questo ancora prima di ascoltare gli intendimenti del presidente della Regione Giovanni Toti, qualora dovesse essere rilasciato dagli arresti domiciliari nelle prossime settimane.

A fornire una risposta lunga e articolata è il sottosegretario all'Ambiente, Claudio Barbaro. Tra riferimenti normativi e bibliografia giurisprudenziale, il succo è che l'esecutivo nazionale non pensa sia il caso di intervenire direttamente perché "lo scioglimento eteronomo presuppone il compimento di condotte consistenti in atti contrari alla Costituzione, gravi violazioni di legge, atti che pongono in pericolo la sicurezza nazionale".

Barbaro aggiunge che quell'azione risponderebbe "a un'esigenza di carattere repressivo ab extra da parte degli organi dello Stato, scaturente da un contrasto ritenuto irredimibile tra organi di governo regionali e interesse nazionale". In altre parole "l'istituto non può ritenersi applicabile all'esito di una sistematica attività di controllo svolta dallo Stato sull'autonomia regionale, ma rappresenta piuttosto la risposta eccezionale, predisposta dall'ordinamento, a situazioni emergenziali talmente gravi da porre a repentaglio i rapporti tra lo Stato e la Regione".

Insomma, lo scioglimento d'ufficio è solo una risposta estrema di fronte a una vera e propria attività incostituzionale, reiterata e relativa all'attività amministrativa e istituzionale della Regione e non a comportamenti personali dei suoi rappresentanti. Risposta che, ovviamente, non soddisfa il proponente.

"La replica è tutta in punto di diritto - sostiene Traversi -. Non c'è una parola che sia una sulla vertenza nella pratica". Per il grillino, "il governo non doveva perdere questa occasione. Non è un discorso di garantismo sì o no perché nessuno viene a fare lo sciacallo". Il deputato genovese, poi, rivendica come pentastellata l'invenzione del "modello Genova" per far fronte alla "sciagura" del crollo di Ponte Morandi.

Però, ricorda, "io fui uno dei pochi a dire che quel metodo non era applicabile ad altro, mentre per qualcuno doveva diventare la prassi". E così, prosegue, "purtroppo, il modello Genova è diventato un sistema Genova. Lo svilimento di quel metodo è tutto quello che abbiamo letto adesso nelle carte. Il dramma più grande è che, comunque, con questo metodo Genova qualcuno ha pensato di potersi muovere sempre al di sopra delle leggi. Ma non voglio esprimere alcun tipo di condanna, lo farà la magistratura". Tuttavia, conclude, "chiediamo che il governatore Toti faccia un passo indietro perché è impensabile condurre una regione dagli arresti domiciliari".

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