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L'accusa

"Impresentabile a chi?", Luigi Grillo finisce tra i 'cattivi' dell'Antimafia e replica: "Non c'è fine alla malafede"

Il senatore ligure è finito nell'elenco dei sette cosiddetti impresentabili alle prossime elezioni a causa di vicende giudiziarie

"Impresentabile a chi?" Dev'essere saltato dalla sedia Luigi Grillo, il senatore ligure, già sottosegretario durante i governi Berlusconi, quando la presidente della Commissione Antimafia Chiara Colosino (Fdi), ha citato il suo nome nell'elenco dei sette cosiddetti imprensentabili alle prossime elezioni a causa di vicende giudiziarie. 

A Grillo, candidato alle Europee con la lista 'Forza Italia Noi Moderati PPE' nella circoscrizione Italia nord-occidentale vengono contestati episodi a partire dal 2014, relativi a reati di associazione per delinquere, turbata libertà degli incanti, turbata libertà del procedimento di scelta del contraente, corruzione per un atto contrario ai doveri di ufficio, turbata libertà del procedimento di scelta del contraente e utilizzazione di segreti d'ufficio. La candidatura viola quindi pertanto il codice di autoregolamentazione della Commissione, il che non vieta a Grillo di candidarsi, ma è il modo con cui la Commissione avverte i partiti sui propri candidati.

Il parlamentare ha subito risposto alla Commissione Antimafia inviando una mail ai propri sostenitori, in cui si è difeso dalle accuse, e concludendo: "Sono consapevole che alla malafede non c’è mai fine e quindi anche tutto questo non sarà sufficiente a far cambiare idea a qualcuno, ma è importante per me ribadirti che la mia coscienza è pulita. Ora mi chiedo: che futuro ha un Paese in cui una persona onesta deve sopportare tutto questo solo perché decide di mettersi (nuovamente) al servizio della collettività?" 

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