Regione, sì ai referendum comunali per la costruzione di nuovi centri di culto

Approvata in consiglio la cosiddetta "legge anti-moschee", che consente ai Comuni di interrogare i cittadini sull'eventuale costruzione di un centro di culto. Che dovranno rispettare vincoli paesaggistici

Con 16 voti positivi, tutti della maggioranza di centrodestra, e 15 no dall’opposizione, il consiglio Regionale ha approvato la modifica alla legge 24/1985 (Disciplina urbanistica dei servizi religiosi) sancendo la facoltà, da parte dei Comuni liguri, di indire referendum per «conoscere l’orientamento della popolazione interessata dall’insediamento di nuovi centri culturali di matrice religiosa».

In estrema sintesi, la modifica invita le amministrazioni comunali a interrogare i cittadini - così come forze dell’ordine e prefettura - sulla possibilità di costruire nuovi centri di culto, con un referendum il cui esito non sarebbe però vincolante. La nuova legge, inoltre, prevede che i centri in costruzione (di qualsiasi tipo si tratti, sottolineano dalla Regione) rispettino le distanze minime tra edifici di diverse confessioni religiose, definito di anno in anno con delibera della giunta, e si adattano, dal punto di vista architettonico e delle dimensioni, alle «caratteristiche del paesaggio ligure». 

Il disegno di legge è stato presentato in consiglio dai consiglieri della Lega Nord, Stefania Pucciarelli, Alessandro Piana, Franco Senarega, Giovanni De Paoli e Alessandro Puggioni e ha incontrato l’approvazione di Marco Scajola, assessore regionale all’Urbanistica, che ha sottolineato la necessità di «regole chiare per tutti». E pur non facendo esplicito riferimento alla religione islamica, è comunque chiaro che l’obiettivo della regolamentazione sia principalmente quello, come ha sottolineato l’assessore leghista allo Sviluppo Economico, Edoardo Rixi: «Passata ora la legge per limitare la proliferazione delle moschee fatta dai consiglieri della Lega Nord, bene così», ha fatto sapere a margine del voto. Che non ha mancato di suscitare proteste, soprattutto da parte del Movimento 5 Stelle, che ha definito la legge «una vuota propaganda incostituzionale e discriminatoria, che verrà impugnata dal governo».

«La sicurezza qui non c'entra nulla - fanno sapere Marco De Ferrari e Francesco Battistini, portavoce dell’M5S in via Fieschi - La Regione non ha alcuna voce in capitolo sulla sfera Stato-Chiesa, di stretta competenza del Governo. Se davvero si volesse affrontare seriamente il tema sicurezza, e ce ne sarebbe un gran bisogno, bisognerebbe avviare un dibattito a 360 gradi, ma senza concentrarsi né sulla confessione né sulla carta di identità. Chi delinque e non rispetta le regole, dev'essere punito indipendente dalla fede e dal paese di origine. Il resto è mera e sterile propaganda».

«Il referendum consultivo su materia di fede è un fatto pericoloso, che rischia di dividere ed escludere le minoranze, invece di includerle come prevede l'articolo 19 della Costituzione - ha sottolineato De Ferrari - L'unica cosa che salviamo è il diritto ai servizi igienici, di cui tutti gli edifici di culto devono essere dotati. Per il resto, questa legge è il nulla assoluto, l'assenza totale di apertura, cultura e democrazia».

Anche dal Pd ha tacciato la legge di incostituzionalità, definendola «il tentativo maldestro di cavalcare la paura e i timori delle persone, iniettando valori e principi che non hanno nulla a che fare con la storia del nostro territorio - fanno sapere i consiglieri del Partito Democratico - Invece che unire, questa legge ha l’intento di dividere e creare tensioni. Tutti i cittadini possano, secondo la Costituzione, professare liberamente la propria religione. Questa legge, invece, lede tale diritto. E lo fa non solo nei confronti dei musulmani, che poi sono il vero obiettivo di questa norma, ma di tutte quante le confessioni, compresa quella cattolica. Oltre a candidarsi a essere l’ennesimo provvedimento varato da questa amministrazione a essere impugnato dal Governo, questa legge è anche una norma oscurantista, che ci riporta indietro di decenni».


 

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