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Commercio ambulante, il Durc sta per andare in pensione

Disegno di legge per sostituire il Durc, dare regole certe al commercio ambulante e combattere l'abusivismo. Niente sanatorie, due anni di regolarità dimostrata per poter esercitare

Il Durc, documento unico di regolarità contributiva, che gli operatori del commercio su area pubblica sono tenuti oggi a presentare in base al testo unico del commercio del 2007, sarà sostituito da una carta dei servizi da gestire insieme alle categorie e ai comuni. come annunciato in estate, la Giunta ha approvato ieri un disegno di legge per superare l'attuale normativa che alla prova dei fatti non garantisce il rispetto delle regole. «Bisogna cambiare - spiega l'assessore al commercio Edoardo Rixi - in Liguria in questo momento c'è una situazione di anarchia che ha incoraggiato molti irregolari a venire a operare qui, anche da regioni lontane».

Il settore viene da anni difficili, che hanno costretto molti ad abbandonare l'attività. E il Durc è troppo rigido: non permette di distinguere chi è in difficoltà ma vuole operare nel rispetto delle regole da chi invece naviga in un'ampia zona grigia. Quando il mancato pagamento finisce a Equitalia va a fare cumulo con le altre pendenze in capo al soggetto. Si crea pertanto il paradosso che una multa per divieto di sosta non pagata può portare alla sospensione dell'attività, rendendo sempre più difficile il pagamento del dovuto. La dichiarazione di regolarità contributiva prevista dalla carta dei servizi, invece, riguarderà solo le contribuzioni inerenti all'azienda.

Per poter operare, inoltre, sarà necessario essere in regola con gli ultimi due anni. Ciò non significa, spiega l'assessore al commercio Edoardo Rixi, che le situazioni pregresse verranno condonate: «non è certo nostra intenzione fare sanatorie. Le situazioni pregresse andranno sì a pesare sulla situazione patrimoniale dell'azienda, ma il commerciante potrà continuare a svolgere la sua attività. Vogliamo voltare pagina: non vogliamo bloccare chi è intenzionato a operare onestamente e magari è rimasto indietro con gli adempimenti per le conseguenze della crisi».

La nuova carta di esercizio sarà il documento identificativo dell'operatore in cui saranno contenuti i dati dell'impresa e dei titoli abilitativi in possesso, l'attestazione annuale che comprova l'assolvimento degli obblighi amministrativi, previdenziali, fiscali e assistenziali limitatamente agli ultimi due anni di attività.

Sarà elettronica, non subito ma appena possibile, per tagliare alla radice le possibilità di falsificazione del documento cartaceo (espediente abbastanza diffuso). E con la certezza di poter tracciare l'attività del commerciante sarà più facile anche aiutare concretamente il settore.

Ma per una prima azione di sostegno non sarà necessario attendere la digitalizzazione: «stiamo studiando un fondo – dice l'assessore Rixi – per incentivi economici fino a 10  mila euro per chi vuole regolarizzarsi e pagare il debito dilazionato». Un provvedimento questo che seguirà un percorso diverso da quello della legge: sarà approvato nelle prossime settimane con una delibera di Giunta in modo da entrare in vigore prima della legge e dare un sostegno da subito agli operatori che vogliono mettersi in regola, senza bloccare la loro attività. Inasprimento delle sanzioni invece per gli altri: «Si arriva fino alla confisca della merce e del veicolo. Verrà impedito a chi non è in regola l'accesso alle aree mercatali. La normativa sarà in definitiva più semplice e più snella, ma vogliamo che venga rispettata da tutti».

L'azione successiva, una volta sgombrato il campo dagli abusivi e innescata una situazione virtuosa, sarà migliorare per quanto possibile gli spazi dove si svolge l'attività degli ambulanti, di concerto con i comuni e le categorie. «Dai molti colloqui che ho avuto con i commercianti - spiega Rixi - emerge chiaramente che l'elemento che tutti giudicano necessario è fare un percorso di regolarità: chi non si adegua dev'essere fuori. Non è possibile andare avanti accontentando sempre i furbetti e quelli che in qualche modo cercano di aggirare la legge: così non si porta serietà in un settore che sarebbe destinato a rimanere in sofferenza. Noi invece vorremmo, una volta risanato il settore, iniziare a investire sul recupero delle aree pubbliche che riteniamo funzionali al turismo e al commercio, dotarle di servizi con adeguati investimenti anche sulle infrastrutture».

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