Fossati chiede elezione diretta per il sindaco di Genova città metropolitana

Il decreto legge 95 stabilisce che nella fase di avvio dei nuovi enti, entro il 1 gennaio 2014, sarà sindaco metropolitano di diritto quello del Comune capoluogo. Entro sei mesi dall’insediamento la scelta sel metodo di elezione del nuovo sindaco

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di GenovaToday

Genova - Le Città metropolitane sono «una novità importante, da tempo attesa, che potrà fornire al livello locale più adeguati strumenti di governance dell’area vasta» dice il commissario Piero Fossati della Provincia di Genova, però aggiunge «resta più di un dubbio sull’utilità delle nuove norme nella parte in cui prevedono che il sindaco del Comune capoluogo sia anche il Sindaco della Città metropolitana».

Il decreto legge 95 stabilisce che nella fase di avvio dei nuovi enti, entro il 1 gennaio 2014, sarà sindaco metropolitano di diritto quello del Comune capoluogo. Nello statuto, da approvare  entro sei mesi dall’insediamento del consiglio metropolitano, dovrà poi essere indicata l’opzione di ciascuna Città metropolitana, fra le tre stabilite dal decreto, per la scelta del sindaco metropolitano: di diritto quello del comune capoluogo, eletto a suffragio universale solo da sindaci e consigli comunali del territorio, o votato a suffragio universale e diretto da tutti i cittadini.

«Dal primo incontro nazionale delle dieci Province metropolitane – dice Piero Fossati – su questo punto la richiesta è stata unanime: solo elezione diretta perché lo impongono ragioni sostanziali di partecipazione democratica. Mi rifiuto di pensare che questo Paese non abbia i fondi, pochi milioni di euro in tutta Italia, necessari per far rispettare un diritto fondamentale come il voto dei cittadini nella scelta dei rappresentanti nei nuovi enti, che avranno compiti molto importanti e complessi per il governo del territorio metropolitano. Significherebbe che il declino della democrazia sta arrivando a un punto di non ritorno».

L’assunzione contemporanea dei due ruoli, di sindaco metropolitano e del Comune capoluogo «anche in sede transitoria, nel primo semestre del nuovo ente – continua Fossati - rischia di compromettere il suo funzionamento nella misura in cui cancella in radice le istanze di rappresentanza democratica dei cittadini e dei Comuni diversi dal capoluogo».

Per questo il commissario della Provincia di Genova evidenzia che «il vertice di un ente di così grande rilevanza come la Città metropolitana non possa non essere legittimato dall’investitura popolare, dovendo rappresentare l’intero territorio metropolitano, di estensione pari a quello della provincia contestualmente disciolta» e  invita ogni Comune del territorio a condividere questa posizione, ufficializzandola all’Anci che «perora invece un’altra soluzione di cui non si comprende la ragione»: che sia sempre sindaco metropolitano quello del capoluogo, «con l’auspicio - conclude Fossati - che l’associazione dei Comuni possa rappresentare al Governo e al Parlamento, in sede di conversione del decreto-legge, gli interessi dei piccoli e medi Comuni ossia della quasi totalità dei Comuni italiani».

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