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Ogyre ripulisce i mari di tutto il mondo grazie ai pescatori locali: "I primi sono stati a Santa Margherita"

Il cuore di tutto è in Liguria, tra gli ulivi di Bogliasco, dove oggi si trovano gli uffici, ma le arterie sono in tutto il mondo, tra Grecia, Brasile e Indonesia

“Ripuliamo i mari tramite le flotte di pescatori locali in tutto il mondo. L’anno scorso siamo riusciti a raccogliere mezzo milione di chili di rifiuti. E tutto è nato in Liguria” ha raccontato a GenovaToday Antonio Augeri, 35 anni, genovese appassionato, surfista e cofounder della startup Ogyre.

“Faccio surf da tutta la vita, in tutto il mondo, e ho visto situazioni ambientali difficili da immaginare. Durante gli anni dell’università ho fondato insieme a un mio amico un brand di costumi e abbigliamento da mare. Ho provato a trasformare sempre più il mare da passione a opportunità di carriera e fondato così la scuola di surf più grande d’Italia, composta da 5 sedi, di cui 3 in Liguria”. Da un viaggio che Augeri ha compiuto per surfare nel Sahara Occidentale, dove ha trovato montagne di rifiuti, è nata la volontà di provare a cambiare le cose. A partire dal 2020, insieme all’amico Andrea Faldella, appassionato come lui di mare e barca a vela, è nato Ogyre. 

La prima bozza del programma nasce in Liguria. Antonio frequenta Economia e commercio a Genova, poi Management. Immagina un progetto che fin dal primo istante abbia un respiro internazionale e allo stesso uno stretto legame con il territorio. Il cuore di tutto è in Liguria, tra gli ulivi di Bogliasco, dove oggi si trovano gli uffici. Dopo le prime attività in Italia, Ogyre ha preso il via nel 2022 con iniziative in Brasile e Indonesia e si è espanso poi nei mari della Grecia a fine 2023. Deve il suo nome alla crasi di “O” di oceano e di “gyre”, ovvero il vortice che si crea in mare e permette lo scambio di correnti.

“I primi pescatori con cui ci siamo interfacciati sono stati quelli di Santa Margherita. Erano già tutti pronti ad aderire alla nostra iniziativa perché di fatto si ritrovavano già a raccogliere rifiuti in mare, talvolta assumendosi i rischi di portarli a terra”. Prima della pubblicazione della cosiddetta legge Salvamare, nel maggio del 2022 – che comunque non vede ancora un decreto attuativo – i pescatori non avevano il permesso di recuperare rifiuti, per cui si dividevano in due categorie: chi inevitabilmente li pescava e poi li ributtava in mare e chi invece, rischiando, li recuperava dal mare per poi buttarli in autonomia nei cassetti della spazzatura.

“Noi utilizziamo modalità diverse – spiega il founder – Nei paesi sviluppati effettuiamo la raccolta durante le attività di pesca, in quelli in via di sviluppo si tratta invece di un’alternativa alla pesca. Possiamo dire dunque che il tutto ha un impatto non solo ambientale ma anche sociale: i pescatori escono appositamente per radunare plastica e rifiuti, spesso guadagnando di più di quanto non farebbero con il pesce. In Brasile, ad esempio, hanno ottenuto 140% di guadagno in più”. 

Augeri spiega quindi che Ogyre lavora a contatto diretto con i piccoli pescatori e si appoggia poi a un partner locale indipendente per il controllo dei rifiuti e della destinazione di smaltimento, oltre che per il caricamento nella piattaforma proprietaria che traccia e registra ogni pescata. A fine percorso il rifiuto può essere riciclato oppure, se ha passato troppi anni in mare, smaltito in discariche. Il progetto prevede, per quanto possibile, di rimettere plastica e altri genere di rifiuti nel sistema di riciclaggio per potervi dare nuova vita. 

“Oggi stiamo guardando ad Egitto, Vietnam, Senegal, India. Tutti luoghi difficili dove trovare partner, stiamo lavorando su quello”. Ad ogni modo, i chili di rifiuti raccolti nel 2024 dovrebbero essere il doppio rispetto a quelli dell’anno precedente. “Il nostro obiettivo è raggiungere i 20 milioni di chili” ha concluso il founder Augeri.

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