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Ordinanza anti smog, "senza 200mila moto Genova sarebbe paralizzata"

A dirlo è Giacomo Puppo, fondatore del gruppo 'Automobilisti e motociclisti genovesi', lo stesso che in passato aveva osteggiato le piste ciclabili, a cominciare da quella di corso Italia

Il gruppo 'Automobilisti e motociclisti genovesi' esprime le sue perplessità a proposito dell'ordinanza anti inquinamento, che entrerà in vigore il prossimo 1 marzo, che vieterà la circolazione per i mezzi a benzina inferiori o uguali a Euro 1 e ai mezzi diesel a Euro 3.

"Pur scettici già in partenza - dichiarano dal gruppo -, abbiamo atteso fino all'ultimo per capire quale sarebbero stati i contenuti definitivi della stessa ed evidenziarne le nostre eventuali perplessità; abbiamo nel mentre auspicato che prima di attuare una riforma a effetti così vasti, ci fosse prima della sua attuazione, un importante confronto e un attento studio del suo impatto sulla realtà data la criticità di questa ordinanza, che va a toccare migliaia di persone, ma così non è stato".

"La prima grandissima perplessità - proseguono - è la non distinzione tra auto e moto: come detto un'infinità di volte, circa 200mila moto (su 590mila abitanti) sono un bene per la città di Genova, senza di esse la stessa sarebbe totalmente paralizzata e nessun conducente sceglierà mai di abbandonarle a favore dei mezzi pubblici. Inoltre, il costo ambientale per le moto è infinitamente ridotto e con una campagna rilevante a livello di incentivi, quelle più vecchie potrebbero essere davvero sostituite da nuovi mezzi, anche elettrici. Ma tutto questo viene ignorato".

"Secondariamente, la giunta Bucci si appresta a emanare questa ordinanza nel nome della 'sostenibilità ambientale', - dice Andrea Fusco, moderatore del gruppo -  ma c'è un tipo di sostenibilità che questo provvedimento andrà a minare: quella economica di migliaia di cittadini, che per motivi personali e di lavoro hanno bisogno di utilizzare il proprio mezzo, ma che con questa ordinanza verranno travolti e penalizzati sia economicamente che nelle loro abitudini. E molti di questi, visto anche il pessimo momento economico globale, sicuramente non potranno permettersi di cambiare mezzo e nemmeno demolirlo (anche perché magari ne posseggono uno in perfetto stato e la demolizione sarebbe un costo ambientale maggiore del suo utilizzo); non avranno sicuramente in cambio di questa vessazione uno sconto sui costi fissi che continueranno a pagare (bollo, assicurazione) senza poter più godere dei benefici del proprio mezzo; avranno privazioni nelle loro esigenze e abitudini e verranno penalizzati da un peggioramento in efficienza dei loro abituali spostamenti".

"In aggiunta a tutto questo - spiega il gruppo in una nota -, non abbiamo ancora una metropolitana, parcheggi d'interscambio e infrastrutture tali da consentire di vietare il traffico privato; inoltre l'ordinanza non porterà nemmeno a un processo di sostituzione dei mezzi più inquinanti in favore di quelli elettrici (come tanto decantato e auspicato dai suoi autori), ed è lo stesso amministratore delegato di Stellantis a spiegarci (in un'intervista recente) che 'senza aiuti e incentivi, i mezzi elettrici son troppo cari per la popolazione'. Peraltro, questo processo di sostituzione, siamo convinti necessiti ancora di molto tempo, sia in termini di adeguatezza dei mezzi, che a livello infrastrutturale, senza contare che un utilizzo e produzione di massa siamo sicuri non avrà un costo ambientale ancora da capirne il grado di impatto sul nostro mondo?".

"Piste ciclabili, Ztl Nervi, la folle idea del signor Musso (al quale non si capisce perché stiate dando in mano le sorti della viabilità genovese) di chiudere il centro ai mezzi privati, e ora l'ordinanza restrittiva - conclude Giacomo Puppo, fondatore del gruppo - vediamo la prosecuzione del solito metodo che porta ai soliti problemi ed errori: decisioni unilaterali, sotto pressioni idealiste di associazioni miopi e incapaci di guardare oltre il proprio naso, senza una discussione, senza valutarne attentamente l'impatto sul mondo reale nel quale siamo immersi; tutto questo non può che portare a errori grossolani, onerose correzioni e tutto a esclusivo carico dei cittadini e noi sono anni che vi chiediamo di cambiare metodo, purtroppo invano."

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