Goletta Verde: sulla costa del Levante ligure 4 punti “fortemente inquinati”

L’analisi di Legambiente, che nel corso delle ultime settimane ha monitorato le coste italiane arrivando anche in Liguria

Dei 12 punti monitorati sulla costa del Levante ligure, 4 risultano oltre i limiti di legge, giudicati “fortemente inquinati”: è il risultato delle analisi portate avanti dai tecnici e dai volontari di Goletta Verde, la storica campagna di Legambiente dedicata al monitoraggio ed all’informazione sullo stato di salute delle coste e delle acque italiane.

Lo studio è stato presentato mercoledì mattina ai Giardini Luzzati, un incontro cui hanno partecipato Santo Grammatico e Federico Borromeo, rispettivamente presidente e direttore di Legambiente Liguria, Carlo Emanuele Pepe, direttore generale di Arpal, e Cecilia Cuneo, di Arpal Centro del Mare. Nel mirino ci sono sempre canali e foci, i principali veicoli con cui l’inquinamento microbiologico, causato da cattiva depurazione o scarichi illegali, arriva in mare.

Nella conferenza stampa della tappa ligure sono stati approfonditi i monitoraggi effettuati nella Liguria di Levante, mentre per la Liguria di Ponente sono necessarie alcune analisi suppletive, i cui risultati saranno comunicati nella conferenza stampa finale della Goletta Verde, al termine della campagna.

I risultati della 34esima edizione della Goletta verde - che per la prima volta quest'anno, a causa dell’emergenza coronavirus, non segue il classico itinerario “coast to coast” a bordo dell'imbarcazione - si basano su monitoraggi esterni e indipendenti finalizzati a scovare le criticità ancora presenti nei sistemi depurativi, prendendo prevalentemente in considerazione i punti scelti in base al “maggior rischio” presunto di inquinamento, individuati dalle segnalazioni dei circoli di Legambiente e degli stessi cittadini attraverso il servizio Sos Goletta. 

Il monitoraggio delle acque nella Liguria di Levante è stato effettuato dal 29 giugno al 16 luglio scorsi, da volontari e volontarie dell'associazione. I parametri indagati sono microbiologici (Enterococchi intestinali, Escherichia coli) e vengono considerati come “inquinati” i campioni in cui almeno uno dei due parametri supera il valore limite previsto dalla normativa sulle acque di balneazione vigente in Italia (Dlgs 116/2008 e decreto attuativo del 30 marzo 2010) e “fortemente inquinati” quelli in cui i limiti vengono superati per più del doppio del valore normativo.

Sulla costa di Levante in Liguria sono stati 5 i punti monitorati in provincia di Genova. Tre di questi sono risultai “fortemente inquinati”: si tratta di un punto a mare di fronte la foce del torrente Nervi, nel Comune di Genova, di un punto a mar di fronte rio San Siro a Santa Margherita Ligure, e di un punto corrispondente allo sbocco del canale nei pressi della foce del torrente Entella, tra i territori comunali di Chiavari e Lavagna. Entro i limiti di legge sono risultati i punti sulla spiaggia di fronte Rio Poggio a Bogliasco e su un punto a mare di fronte la foce del torrente Recco nell'omonima località ligure.

Sette invece i punti indagati da Goletta Verde in provincia della Spezia. Uno di questi è risultato “fortemente inquinato”, un punto a mare nei pressi dello scarico sotto al belvedere in località Manarola a Riomaggiore. Si tratta di un punto presso lo scarico sotto al belvedere in cui nelle settimane scorse, a causa di una rottura di una delle tubazioni, si sono verificati alcuni problemi, monitorati dalle autorità preposte. Tutti entro i limiti gli altri punti in provincia: sulla spiaggia di fronte la foce del Rio Castagnola, tra i territori comunali di Deiva Marina e Framura; sulla spiaggia presso la foce del canale nei pressi di “Venere Azzurra” a Lerici; sulla spiaggia di fronte al canale in località Marinella a Sarzana; sulla spiaggia Fiumaretta ad Ameglia; sulla spiaggia di fronte la foce del canale di Piazza Garibaldi a Monterosso al Mare e sulla foce del rio Molinello tra Vernazza e Riomaggiore.

«Ancora una volta - commentano Santo Grammatico e Federico Borromeo, rispettivamente presidente e direttore di Legambiente Liguria – quando l’acqua presente negli alvei dei torrenti o proveniente da rii e canali che attraversano i borghi e le città marinare liguri sfociano in mare, troviamo cariche batteriche elevate. Invitiamo gli enti preposti ad aumentare il livello di vigilanza considerato che spesso nei luoghi che troviamo inquinati, pur essendo vietata la balneazione, in molti si bagnano. Risalire rii, torrenti, canali effettuando in diversi punti le analisi biologiche potrà portare a scoprire quali e quanti scarichi non allacciati o tubature danneggiate sono presenti ed intervenire».

I prelievi e le analisi di Goletta Verde vengono eseguiti da tecnici e volontari di Legambiente. L'ufficio scientifico dell'associazione si è occupato della loro formazione e del loro coordinamento, individuando laboratori certificati sul territorio. I campioni per le analisi microbiologiche sono prelevati in barattoli sterili e conservati in frigorifero, fino al momento dell’analisi, che avviene lo stesso giorno di campionamento o comunque entro le 24 ore dal prelievo. I parametri indagati sono microbiologici (enterococchi intestinali, escherichia coli). Il numero dei campionamenti effettuati viene definito in proporzione ai Km di costa di ogni regione.

Legambiente nota che restano le criticità sulla cartellonistica informativa rivolta ai cittadini che, nonostante sia obbligatoria ormai da anni per i Comuni, non viene ancora rispettata. Indicazioni che hanno la funzione di divulgare al pubblico la classe di qualità del mare e i dati delle ultime analisi. Sono stati riscontrati solo 2 cartelli informativi sulla qualità delle acque nei 12 punti monitorati.

Anche per l’edizione 2020 il Conou, Consorzio Nazionale per la Gestione, Raccolta e Trattamento degli Oli Minerali Usati, affianca, in qualità di partner principale, le campagne estive di Legambiente, Goletta Verde e di Goletta dei Laghi. Nel 2019 il Conou ha provveduto in Liguria alla raccolta di 4.844 tonnellate di olio lubrificante usato. L’olio minerale usato è un rifiuto pericoloso che, se smaltito impropriamente, può determinare gravi effetti inquinanti. Se gestito e rigenerato correttamente, può divenire una risorsa preziosa che torna a nuova vita sotto forma di basi lubrificanti.

L'erosione costiera sulle coste della Liguria 

Legambiente si è occupata anche di analizzare il fenomeno dell’erosione della costa. Quella della Liguria ha una estensione di 350 km, con 108 km di costa bassa e 197 di costa alta. Già negli anni Settanta la costa presentava problemi di erosione per circa 8 km di litorale. Agli inizi degli anni Novanta le coste in erosione ammontavano a 61 km, ossia 6 volte di più rispetto a venti anni prima. È stato il periodo della spinta artificializzazione del litorale, tra opere rigide e porti. La Liguria, con 990 opere rigide complessive, è di gran lunga la regione in Italia con la maggior densità di barriere e pennelli lungo la costa, con un rapporto tra opere rigide e lunghezza della costa di 2,8. La seconda regione, la Puglia, ha un rapporto di 1,2.

Col tempo, tuttavia, la situazione sembra essere migliorata. Nel 2006 in Liguria vengono stimati in erosione 31 km di litorale. Gli ultimi dati disponibili, risalenti al 2018, sono del Ministero dell'Ambiente e riportano un'erosione di circa 18 km di litorale, il 16,7% del totale delle coste basse della regione.

I chilometri di spiaggia in erosione sono quindi diminuiti negli ultimi venti anni, anche perché si è intervenuti con diversi ripascimenti e questo ha lenito le emergenze, ma sempre per lassi di tempo molto brevi (massimo 2-3 anni). Tuttavia, il dato che dovrebbe far riflettere è che dopo aver artificializzato quasi tutto il litorale, tra opere rigide di varia natura e porti, in Liguria l'erosione costiera è aumentata più del doppio rispetto alle cifre degli anni Settanta.

Negli ultimi 15 anni, sempre stando ai dati del Ministero dell'Ambiente, sono stati erosi circa 100 mila metri quadrati di arenile (equivalenti a una spiaggia lunga 10 km e larga 10 metri), quasi tutti compresi nelle zone più turistiche e segnate dalla presenza di opere rigide, come Alassio, Lavagna, Albenga, Santa Margherita Ligure, e recentemente anche Finale Ligure e Spotorno, che fino a pochi anni fa avevano goduto di un avanzamento della spiaggia, anche grazie ai ripascimenti.

Le mareggiate degli autunni del 2018 e 2019 hanno aggravato il quadro erosivo in diverse località, tra cui Alassio, dove comune e regione stanno portando avanti un progetto da 24 milioni di euro per realizzare ripascimenti protetti al piede da opere rigide. La Regione Liguria è sicuramente una delle regioni più attive nel contesto della gestione delle coste. Dotata da anni di un piano di tutela ambiente marino e costiero (Ptmac), ha partecipato a progetti europei.

«Traendo possibili conclusioni, è doveroso sottolineare come il sistema costiero non sia in equilibrio da tempo - spiegano da Legambiente - e sarebbe quindi fondamentale intervenire sulle cause scatenanti di questa erosione, la cui escalation è legata soprattutto alla presenza delle opere rigide realizzate ed alla conseguente alterazione della dinamica della corrente litoranea di fondo. Anche la durata troppo limitata dei ripascimenti deve infatti far riflettere sulla strategia da adottare.

L'incidenza sui fenomeni erosivi della costa della riduzione dell'apporto sedimentario dei fiumi e dell'incremento del livello marino è certamente sensibile, ma minoritaria rispetto agli effetti legati alla artificializzazione del litorale, dovuta alle opere portuali ed alle varie strutture rigide di “protezione”.

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«Dobbiamo riflettere su nuovi interventi per semplificare e non complicare ulteriormente il sistema naturale costiero – ha aggiunto Grammatico – attraverso un monitoraggio frequente della morfologia costiera della spiaggia sommersa, allo scopo di analizzare in dettaglio il trasporto litoraneo delle sabbie, con l'obiettivo di mantenere il più possibile una struttura di difesa naturale, rappresentata in primis dalla spiaggia emersa e sommersa, e dalla sua capacità resiliente, ed evitando irrigidimenti della costa che non sono coerenti con la sua naturale dinamicità, come oramai ampiamente dimostrato dalle cronache degli ultimi decenni».

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