Riapre la centrale a carbone di Genova? Legambiente Liguria: «Sbagliato e pericoloso»

«Si riattiva una sorgente tra le più inquinanti per la nostra città che da metà agosto 2016 aveva smesso di bruciare carbone e si allontana la sua dismissione». Così Santo Grammatico, presidente di Legambiente Liguria

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di GenovaToday

Il riavvio della centrale termoelettrica a carbone di Genova, ventilato da una sorta di "necessaria solidarietà energetica" verso la Francia, che ha ferme alcune delle proprie centrali nucleari e ha necessità di importare energia elettrica è sbagliato e pericoloso.

«Si riattiva una sorgente tra le più inquinanti per la nostra città che da metà agosto 2016 aveva smesso di bruciare carbone e si allontana la sua dismissione - chiarisce Santo Grammatico, presidente di Legambiente Liguria -, ci risulta infatti che il Ministero per lo Sviluppo Economico (MISE) e Terna considerino questa centrale strategica per la produzione energetica. I Paesi europei hanno una fitta rete elettrica interconnessa con cui potersi scambiare energia e prima di riavviare le centrali più inquinanti, che danneggiano ambiente e salute dei cittadini, si dovrebbero attivare quelle a produzione meno impattante».

«Questa solidarietà - conclude Grammatico - è in verità una giustificazione per sostenere ancora una volta la lobby del combustibile fossile tra i più inquinanti al mondo, ma anche tra i più economici a causa dell'eccesso di offerta di carbone sui mercati mondiali delle materie prime. Ma la sua economicità è solo apparente: una recente ricerca ha stimato, a livello europeo, costi sanitari dalla combustione del carbone compresi tra 32,4 e 62,3 miliardi di euro all'anno».

Per questo Legambiente Liguria chiede a MISE e Terna di rendere operative le procedure per la definitiva dismissione della centrale senza ulteriori rinvii.

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