Sabato, 12 Giugno 2021
Scuola

Intercultura: più di 30 ragazzi liguri hanno vinto il concorso e studieranno all'estero

Paesi anglofoni ma non solo: ecco le destinazioni scelte dai ragazzi

Per gli studenti di ogni grado la pandemia ha posto molte sfide. Eppure, tra difficoltà superate grazie a una grande dose di buona volontà e con lo sviluppo di nuove competenze nate dal periodo di chiusura forzata, gli studenti italiani hanno dimostrato di non lasciarsi abbattere. Anzi, di seguire ancor più pervicacemente i loro sogni, consapevoli più che mai che la crescita passa anche attraverso momenti di crisi.

La chiusura forzata, dalle mura di casa alle frontiere tra i Paesi, sembra aver alimentato ancor di più fuoco che arde nel cuore di molti adolescenti di poter studiare all’estero durante il ciclo delle scuole superiori. Una “Generazione Intercultura” che, valigia e passaporto in mano, decide di sfruttare al massimo le opportunità di miglioramento a livello scolastico e personale andando a studiare in una scuola all’estero (dall’intero anno scolastico a un periodo estivo).

I dati lo dimostrano: 5000 adolescenti di tutta Italia lo scorso autunno hanno deciso di iscriversi al concorso di Intercultura, l’Associazione no profit leader in Italia nell’organizzazione degli scambi scolastici internazionali. 1.600 ragazzi tra i 16 e i 17 anni sono risultati vincitori e hanno già iniziato il percorso di formazione guidato dai volontari dell'Associazione che li aiuterà a prendere consapevolezza dell’esperienza che si accingono a vivere e a dotarsi degli strumenti utili per affrontare le varie situazioni che si troveranno a vivere a breve.

Determinante, per questo risultato positivo, è stata anche la conferma dell’ampio programma di borse di studio che Intercultura, anche grazie alla collaborazione di numerosi partner esterni, mette a disposizione: più di 2 studenti su 3 partiranno grazie al sostegno economico di una borsa di studio,  totale o parziale.

I dati in Liguria

I ragazzi risultati vincitori del concorso di Intercultura nella regione sono più di 30. Genova e provincia contano il maggior numeri di assegnazioni, con un terzo del totale degli studenti della regione pronti per partire. Irlanda e Canada le destinazioni che accoglieranno il numero più consistente di adolescenti liguri.

Più della metà di loro è beneficiario di una borsa di studio a totale o parziale copertura dell’intera quota di partecipazione, anche grazie alla collaborazione con diversi partner esterni, alcuni dei quali operano a livello locale: Fondazione Compagnia di San Paolo, Banca di Cherasco - Credito Cooperativo.

«Il nostro Progetto educativo non si limita ad inviare dei giovani a studiare in un altro Paese -  commenta Andrea Franzoi, Segretario Generale di Intercultura - ma si propone di accompagnarli in un percorso di crescita mirato a sviluppare le competenze necessarie per comprendere la realtà complessa del mondo di oggi.  Una ricerca di Human Foundation sul Social Return on Investment di Intercultura ha calcolato che ogni euro investito nelle nostre attività genera un beneficio non solo sui singoli studenti partecipanti, ma per l'intera società italiana. Ad ogni Euro investito viene generato un ritorno di oltre 3 Euro. Un risultato che ci rende orgogliosi».

Tutte le partenze si succederanno nel corso dell'estate, da fine giugno in avanti, in base all'inizio dell’anno scolastico nei vari Paesi e in base all’effettiva apertura delle frontiere, a seconda dell’evoluzione della situazione sanitaria. Intanto, anche in Italia Intercultura sta selezionando famiglie interessate a confrontarsi con un ragazzo o una ragazza di un altro Paese: sono oltre 300 i giovani che arriveranno in Italia all’inizio dell’anno scolastico. I volontari dell’Associazione sono a disposizione per tutte le richieste in proposito.

Paesi anglofoni ma non solo: le destinazioni scelte dai ragazzi

Veri e propri ponti di dialogo interculturale tra le frontiere dove questa pandemia ha indotto a costruire muri spesso invalicabili, gli studenti selezionati da Intercultura partiranno alla volta di 50 Paesi in tutti e 5 i continenti, un segnale forte e chiaro di ripresa e di rinascita. Intercultura e i suoi partner valutano, in collaborazione con il Ministero degli Esteri e le Ambasciate, la reale possibilità di svolgere il programma, garantendo la sicurezza del partecipante e la qualità dell’esperienza.

A fare la parte del leone sono le destinazioni europee a cui è stato assegnato il 49% degli studenti, in particolare Irlanda, Francia, Germania, Regno Unito, Danimarca e gli altri Paesi scandinavi.  A seguire con il 20% l’America latina (in particolare Argentina, Cile, Costarica, Uruguay) e il Nord America, con il 18% (USA e Canada). Per l’11% dei ragazzi è prevista una destinazione in Asia (con la Cina sempre tra le destinazioni preferite), mentre Oceania e Africa potranno accogliere il restante 2% degli studenti. 

Per quanto riguarda la durata dell’esperienza all’estero i ragazzi che partono con Intercultura non hanno dubbi: il 54% ha scelto di partire per un intero anno scolastico, il 14% per sei mesi e il 7% per 3 mesi. Numeroso anche il gruppo di chi ha scelto di sfruttare i mesi estivi, con esperienze di durata dalle 4 alle 8 settimane. Un chiaro segnale di fiducia e della volontà di questa giovane generazione internazionale di voler progettare il proprio futuro, vivendo un'esperienza di crescita a 360 gradi utile anche per sviluppare competenze trasversali sempre più richieste dal mondo del lavoro.

Un ragazzo di Savona è il primo studente di Intercultura in Grecia

Alessio, 17enne savonese, è il primo studente di Intercultura a partecipare a un programma in Grecia: «Già da due anni accarezzavo l’idea di studiare all’estero. Avevo voglia di mettermi in confronto con una nuova cultura, un nuovo modo di vivere e di fare scuola. Questo sia per una voglia di scoperta del nuovo ma anche per poter sviluppare la capacità di guardare in modo più critico ed esterno al nostro paese, riuscendo ad analizzarne i problemi con più distacco. Intercultura, conoscendo il mio interesse verso la cultura classica (In Italia, infatti, frequento il liceo classico), mi ha offerto una borsa di studio per un programma pilota in Grecia. A settembre, quindi, sono partito per Anavyssos una città poco a sud di Atene e ne sto ora frequentando il suo liceo generale. Sono in realtà il primo studente al mondo che da 20 anni partecipa a questo tipo di programma in Grecia, ciò mi sta dando la possibilità di scoprire quella che è una società di per sé molto chiusa e che difficilmente sarebbe possibile osservare se non proprio da dentro una famiglia e una scuola greca e l’esperienza è quindi terribilmente interessante e irripetibile. La scuola greca che ho avuto modo di sperimentare nelle sue due forme di didattica a distanza che in presenza mi è sembrata differire da quella italiana per l’organizzazione più snella e i metodi; infatti esiste un solo liceo all’interno del quale si può scegliere la partecipazione ad alcune classi specifiche di indirizzo che posso variare da economia all’area scientifica o umanistica, mentre invece la lezione viene affrontata con più scambi tra professori e studenti, è inoltre tenuto in grande considerazione il contributo dello studente alla lezione. Un grande punto negativo però è la mancanza di un buon comparto digitale (molte classi non sono dotate di computer e lavagne digitali e non esiste il registro elettronico). Per concludere alcuni consigli che mi sento di dare a chi volesse partire per un anno all’estero sono sicuramente quelli di comprendere bene cosa si voglia ottenere da questa esperienza, quali siano i propri obiettivi, insomma, e cercare in base a questo un paese e un periodo di tempo che li possa idealmente soddisfare, considerano ovviamente anche fattori come le borse di studio presenti che possono alleggerire di parecchio le spese. Inoltre, per me è stato molto importante avere delle buone conoscenze di inglese che veramente possono aiutare sia nelle fasi pre-partenza per avere accesso a livello internazionale ad informazioni su paesi la cui lingua sia particolarmente ostica come nei primi mesi di soggiorno all’estero in cui di certo sono fondamentali proprio nella vita di tutti i giorni e anche per imparare la lingua del posto. Per finire un ultimo consiglio è quello di mettersi in contatto con chi abbia già fatto questo tipo di esperienza e farsene raccontare la storia, in modo da comprendere bene cosa significhi studiare all’estero e averne al tempo stesso più punti di vista».

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