"Vero West" al Teatro Garage

Figli di un padre violento ed alcolizzato e di una madre indifferente, Lee ed Austin hanno, crescendo, preso strade assai diverse. Il primo, il maggiore, tira avanti tra furti di televisori e combattimenti di cani; il secondo è stato capace di costruirsi una vita normale. Moglie, casa, figli, macchina e un lavoro come sceneggiatore cinematografico. E nonostante ciascuno appaia soddisfatto della propria vita, la realtà è assai diversa. È proprio lo scontro fra tali rispettive insoddisfazioni il west di Shepard. Uno scontro che si traduce in una scrittura asciutta e pregnante e in un allestimento essenziale e denso.

Tutta l’attenzione è stata posta nella costruzione dei personaggi, del metodico Austin e dell’istintivo Lee. Al centro di Vero West ci sono loro, e su questo dato di fatto si è lavorato. Si tratta in effetti di un “teatro d’attore” nel senso letterario del termine: nessuna sovrastruttura registica, nessun intreccio complesso; in scena solo attori, personaggi e conflitti umani. Mentre la madre è fuggita dal caldo estivo in Alaska, Austin e Lee si ritrovano insieme dopo cinque anni nella casa di lei in un’imprecisata cittadina satellite di Los Angeles.

Austin bada alle piante e scrive la sceneggiatura che dovrebbe consacrarlo ad Hollywood mentre Lee controlla quali case siano sprovviste di cani da guardia. A rompere lo stallo e a mischiare i ruoli giunge Saul, il produttore, che, complice una scommessa inaspettatamente persa al golf, accantona il progetto di Austin per l’improbabile “western contemporaneo” di Lee: due tizi che s’inseguono lungo il deserto su furgoncini e cavalli. E sarà proprio Austin a dover stendere bozzetto e sceneggiatura. Da questo momento in poi il duello tra i due fratelli, prima solo nell’aria, si palesa in tutta la sua violenza verbale e fisica. Non saremo davanti al saloon a mezzogiorno, ma tale scontro nulla ha da invidiare all’epica del selvaggio west. Tra birre, whisky e champagne, Austin e Lee mettono a nudo tutta la loro infelicità, la loro insoddisfazione per una vita che in qualche momento del loro passato si sono ritrovati a scegliere.

Austin vorrebbe fuggire con Lee in un deserto nel quale questi vive solo perché incapace di stare in mezzo alla gente. Lee dal canto suo è disposto a tutto pur di “fare i soldi” con la sua sceneggiatura, anche promettere ciò che, forse, non sa o non vuole mantenere. Austin e Lee s’inseguono per tutto il testo, incapaci di comprendersi. La sceneggiatura di Lee ne è l’eco e forse, dopo la chiusura del sipario, sono proprio loro a diventare i “due deficienti che s’inseguono per tutto il Texas.”

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