Il Béjart Ballet Lausanne apre la stagione di danza al Teatro Carlo Felice

Giovedì 12 novembre alle ore 20.30 il primo appuntamento con la Danza si inaugurerà con il celebre Béjart Ballet Lausanne.

La celebre Compagnia  fondata nel 1987 da Maurice Béjart, uno dei più grandi coreografi del ‘900 e indimenticata presenza a Genova nel 2001 per l’ultima edizione del Festival Internazionale del Balletto di Nervi, diventata punto di riferimento nel mondo della danza, dopo la scomparsa di Béjart è ora guidata da Gil Roman che gli succedette nel 2007; con i suoi 39 danzatori preserva l’eccellenza artistica e lo stesso spirito con il quale Béjart voleva aprire il mondo della danza ad un pubblico vasto.

In scena  le indimenticabili coreografie de Il Mandarino meraviglioso e di Boléro di Maurice Béjart. 

La prima, su musica di Béla Bartók, è un balletto ambientato nei bassifondi di una capitale mitteleuropea negli anni tra le due guerre mondiali. Prostituzione, denaro, incomunicabilità tra uomo e donna, sogno, desiderio e morte sono i suoi temi. La coreografia creata da Maurice Béjart nel 1992 per il Béjart Ballet Lausanne è molto fedele sia alla trama che alla musica originali. E anche al contesto culturale di quegli anni: il coreografo francese ha dichiarato, infatti, di aver concepito il lavoro come un omaggio al cinema espressionista (in particolare quello di Fritz Lang, amatissimo da Béjart fin da ragazzo), con il quale la vicenda, del drammaturgo ungherese Menyhért Lengyel, ha molti punti di contatto.

Quanto a Boléro, si tratta certamente della creazione più popolare di Béjart, anche grazie al film Les uns et les autres di Claude Lelouch, che, nel 1981, fece conoscere al grande pubblico una coreografia ideata nel 1961 per il ballerino argentino Jorge Donn. Privo di orpelli e di facili riferimenti folclorici, il Boléro di Béjart si limita a trasformare in gesti gli elementi base del Boléro di Ravel: l’unica melodia presente nella composizione (la figura maschile o femminile che balla da sola sul ripiano circolare al centro della scena) e il suo crescendo orchestrale (i ballerini intorno al ripiano che fanno da “coro” danzato al solista). Ma il risultato finale è qualcosa di più di un perfetto esercizio formale: è un trascinante e commovente inno alla vitalità e alla riconciliazione tra individuo e società.         

Syncope di Gil Roman è un’originale coreografia senza nessun intento narrativo, ma col puro scopo di creare danza per una Compagnia sempre al massimo della forma artistica.

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