Addio mia arte, per celebrare Gino Grimaldi

  • Dove
    Sala teatro Don Botto
    Indirizzo non disponibile
    Savignone
  • Quando
    Dal 19/09/2015 al 20/09/2015
    Orario non disponibile
  • Prezzo
    Gratis
  • Altre Informazioni

Il 19 settembre alle ore 21.00 presso l'auditorium Berellini di Cogoleto e il 20 settembre alle ore 21 presso la sala teatro Botto di Savignone, andrà in scena lo spettacolo teatrale "Addio mia arte! Gino Grimaldi: i colori dell'arte nell'ombra della follia" organizzato dall'Associazione Culturale Cogoleto Otto (A.C.C.O.), con il patrocinio dei comuni di Cogoleto e Savignone, il supporto di Cogoleto Live e il contributo della Compagnia di San Paolo.

La rappresentazione intende celebrare la figura del pittore Gino Grimaldi, attraverso la rievocazione di alcuni momenti fondamentali della sua esistenza travagliata dall'internamento, delle tematiche che caratterizzano la sua opera, nonché la concezione dell'arte e della vita, come la bellezza, la sofferenza, il simbolismo, il rapporto eros e thanatos. Lo spettacolo, che si avvale di contributi video registrati nei luoghi Grimaldiani, è diretto da Novella Limite e interpretato da: Alessandro Baito, Gustavo La Volpe, Silvia Ripamonti, Diego Runko, Ivan Sirtori.

Sinossi dello spettacolo:

"Addio mia arte!". Gino Grimaldi, i colori dell'arte nell'ombra della follia.

All'età di 44 anni, il pittore Gino Grimaldi vive l'ennesimo internamento in manicomio, perché sofferente di psicosi maniaco-depressiva che lo porta a rasentare il suicidio. All'interno dell'ospedale, egli conosce il proprio psichiatra (indicato nello spettacolo genericamente come "dottore"), il quale, a sua volta, vive un momento di profonda crisi personale determinata da un senso di ribellione nei confronti di un sistema manicomiale che non approva.

Durante un colloquio, Grimaldi comunica al dottore il proprio strenuo e ossessionante bisogno di dedicarsi alla pittura che definisce come l'unica sua medicina e lo psichiatra, affascinato dalla personalità di uomo colto e raffinato, appurando il suo reale bisogno di dipingere come mezzo per affermare se stesso e la propria identità, decide di concedergli il permesso tanto agognato, facendo in modo che gli vengano consegnati i materiali, requisiti al momento dell'ingresso in ospedale, pennelli, cavalletto e tavolozza.

Appurata poi la sua bravura, gli affida l'importante compito di decorare la nuova chiesa dell'Istituto, ma Grimaldi, essendo portato a causa della malattia a subire profondi cambiamenti d'umore che lo fanno passare da stati di esaltazione a momenti di estrema disperazione, sopraffatto dalle proprie insicurezze e dai moniti di un severissimo super-io, temendo di non essere all'altezza del compito affidatogli, ricade in uno stato depressivo che lo porta a prendere la decisione di dire addio alla propria arte.

Durante un ulteriore colloquio, il dottore, a sua volta turbato da questa decisione, che interpreta come una sconfitta personale, lo mette violentemente di fronte alla constatazione dell'impossibilità di questo addio, stimolando per giunta l'esplosione della creatività del pittore, culminante nella creazione di una grande opera quale la "Carità di S. Camillo".

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