"Il ragazzo che amava gli alberi", scuola e immigrazione al Duse

Il mondo della scuola come lente d’ingrandimento sul presente e sul passato in questa pièce per la regia di Pino Petruzzelli. Il rapporto tra un professore e il suo alunno di una media inferiore. Racconto in forma di monologo di un giovane che arriva da lontano e che, grazie al suo mentore, trova nei libri se stesso e la propria storia.

Nella scuola media “Falcone/Borsellino” c’è un ragazzo. Uno. Ce ne sono tanti, ma uno solo si chiama Rachid. Di lui non si sa niente, finché un professore non si mette in ascolto e scopre qualcosa in più di quel ragazzo, del suo sorriso, della sua patria, della sua terra.

Il professore scopre la famiglia di Rachid: padre e fratello. Scopre che Rachid non ha neanche sedici anni e la mattina, prima delle lezioni, lavora al mercato del pesce e poi a scuola dorme. Scopre che Rachid è amico di Arzeni, il migliore studente della classe. E soprattutto, durante una gita scolastica, scopre la passione di Rachid per gli alberi. Rachid si immerge nei boschi e abbraccia gli alberi. E li tiene stretti.

Rachid vuole diventare un albero dalle radici ben piantate nel terreno. Rachid è legato alla terra perché nella vita gli è venuta a mancare. La terra che lo ha partorito non c’è più e ora c’è solo erranza. E allora non rimane che il sogno di quella terra. Un sogno che è stato salvezza, quando in mare, senza una barca, nel buio di quella notte maledetta, raggiunse una qualche riva di una qualche altra terra. Questo ora il professore sa, eppure…

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