"Radici", dal Libano al Brasile con le opere di Milton Hatoum

Mercoledì 17 febbraio 2016 ore 15 al Museoteatro della Commenda di Prè, sesto appuntamento del ciclo d’incontri del programma "Altre Vite: sette discorsi sulla scrittura e l'emigrazione" curato da Laura Quercioli Mincer e Alberto Rizzerio. L’incontro è sul tema delle radici e sui paesi Libano e Brasile,  Roberto Francavilla professore di Letteratura Portoghese e Brasiliana dell’Università di Genova riflette sugli scritti di Milton Hatoum uno dei più grandi scrittori brasiliani viventi.

Iniziativa promossa dall'Università degli Studi di Genova, dal Dipartimento di Lingue e Culture Moderne, dal Centro culturale Primo Levi, dall'Associazione Movementi, in collaborazione con l'Istituzione Musei del Mare e delle Migrazioni e Cooperativa Solidarietà e Lavoro, con il patrocinio del Ministero Istruzione, Università e Ricerca Ufficio Scolastico Regionale per la Liguria e l'accreditamento dell'Ordine Assistenti Sociali della Liguria.

Il tema dell’emigrazione è in sintonia con la Commenda, antico ospitale per i pellegrini in viaggio per la Terrasanta, che il Mu.MA - Istituzione Musei del Mare e delle Migrazioni ha riaperto al pubblico nel 2009 sotto forma di “museoteatro” con il messaggio forte perché nessuno si senta straniero a Genova. I temi dell’accoglienza, della pace, del dialogo tra culture, hanno un posto in primo piano nelle iniziative nel museo.

L’incontro si svolgerà nel secondo piano del museo, tra le belle opere dell’artista Wally Serra “Radicati – Eradicati”, che riflettono proprio sul tema eterno del passaggio della  gente sradicata in cerca di nuove radici. Alberi che assumono fattezze umane. Ritratti nel loro continuo staccarsi e ricongiungersi al cielo, non ancora alberi, non più uomini.

Milton Hatoum, brasiliano di origine libanese e scrittore di romanzi, ha un’identità segnata da un doppio percorso alla ricerca delle radici: quella medio-orientale, legata alla memoria familiare e all’emigrazione, e quella amazzonica, legata all’infanzia e alla costruzione del Brasile della modernità.

Il tema della memoria familiare e delle radici esogene ricorre nella narrativa brasiliana di questi ultimi decenni. Si tratta di un’urgenza nel percorso di costruzione identitaria del paese-continente latinoamericano, la cui decifrazione non solo è evidentemente inconclusa, ma si posiziona ben oltre il discorso che la tradizione novecentesca ha consegnato, ovvero quello della cosiddetta “democrazia razziale” scaturita dall’incontro fra la radice indigena, l’arrivo dei portoghesi e la matrice africana importata con la schiavitù. In realtà il mosaico antropologico brasiliano si rivela assai più complesso, grazie a ondate migratorie di provenienze diverse e lontanissime fra loro, che hanno costellato il Novecento, come è il caso di quella libanese.

L’immigrazione libanese in Brasile inizia ufficialmente solo intorno al 1880 ma risale in realtà all’epoca coloniale e si va consolidando con la fortuna dell’estrazione del caucciù in Amazzonia. Comunità di commercianti provenienti da un territorio già di per sé abitato da una società composita dal punto di vista etnico (arabi, armeni, curdi, siriani), religioso e linguistico, quella libanese produce, nel volgere di un paio di generazioni, un’elite di intellettuali raffinati e cosmopoliti.

Milton Hatoum, considerato uno dei più grandi scrittori brasiliani viventi, discendente di libanesi, nato a Manaus – capitale dell’Amazzonia - nel 1952, è il paradigma di questo ricchissimo incrocio di culture. Non solo le sue radici, ma anche la sua biografia, bruscamente interrotta dalla persecuzione politica e dal conseguente esilio in Europa, si restituiscono in una scrittura elaborata nel segno dell’emigrazione, dell’addio e della ricostruzione della memoria. Nella sua opera, specie nei romanzi Ricordi di un Certo Oriente, Due Fratelli, Ceneri del Nord e Orfani dell’Eldorado, Hatoum fonde esperienze personali vissute nel contesto socio-culturale dell’Amazzonia – in particolare nell’elaborata topografia affettiva di una Manaus decadente e lacerata, insieme all’arsenale del lascito familiare dove il racconto si costruisce intorno a un Medio Oriente in parte evocato, in parte ancora fortemente vivo nel quotidiano, nella parola.

Roberto Francavilla insegna Letteratura Portoghese e Brasiliana presso l’Università di Genova. Collabora con alcune Università brasiliane e portoghesi. Ha pubblicato libri e articoli sulle letterature portoghese, brasiliana e africane di lingua portoghese. Si occupa soprattutto di letterature del Novecento, studi culturali e postcoloniali. É traduttore e critico letterario. É autore dei progetti creativi Hotel Sodade (con il fotografo Filippo Romano) e Pessoa / Persona (con l’artista António Jorge Gonçalves).

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