"Presenze in sottotraccia": mostra personale di Maria Pia Sapenza

S’inaugura sabato 13 aprile 2019 alle ore 17:00 nelle suggestive sale di Palazzo Stella a Genova, la mostra personale di Maria Pia Sapenza “Presenze in sottotraccia” a cura di Andrea Rossetti. La mostra resterà aperta fino al 27 aprile 2019 con orario dal martedì al venerdì 9:30–13:00/15:00–19:00, il sabato 15:00–19:00.

Autocoscienza e autonomia creativa hanno fortificato il suo temperamento eclettico, giocando per lei un ruolo fondamentale sulla libertà di pronunciarsi in quanto artista, come nel presentarsi pubblicamente in quanto sé stessa, in persona, Maria Pia Sapenza. Che ha idee molto chiare su quale scuola di pensiero direzioni in maniera determinante la sua presenza nel campo della pittura, e più in generale il ruolo attuale dell'arte visiva: «Secondo il mio parere, non dovrebbe essere necessario esasperare l’oggettività “dell’opera d’arte” spiegandone il significato o facendolo intuire tramite il titolo. Un’opera d’arte dovrebbe presentarsi da sé e appunto in quanto tale, fornire la chiave conscia od inconscia, per liberare il più possibile l’osservatore, chi la possiede e naturalmente chi l’ha creata, da ogni condizionamento che ne limiti o impedisca la fruizione di ogni tipo di sensazione».

Sapenza riparte dal gradino più basso, riprende l'arte visiva dalla base, dalla validità di un'immagine che può essere trattata unicamente come punto di via e non d'arrivo, chiave d'accesso alla possibilità di dare e ricevere immaginazione; merce di scambio ceduta alla collettiva fruizione da un artista che ne è senza ombra di dubbio il primo artefice, ma non meno che un fabbricante non dispotico aperto ad ogni eventualità interpretativa. Colore e segno non costituiscono più un pretesto descrittivo puro, poiché in essi non c'è nulla di definitivamente costitutivo, e pertanto non generano nemmeno alcuna “colonizzazione rappresentativa” che sommessamente vada a predisporre una propria interpretazione univoca e conclusiva. Nel lavoro dell'artista c'è piuttosto un'ideale apertura all'esterno, il senso di un infinito narrativo costantemente indefinibile, il linguaggio ampio di una apparenza che non termina sul riconoscimento iconografico dettagliato. Sapenza si lancia, non teme di sporcarsi le mani affondandole in un espressionismo “a nervi scoperti” alla Munch, incantatrice di anime interessata in modo lampante ad una descrizione visiva che funga da inscrizione concetto-sentimentale.

Maneggiare il colore per lei non è un gesto finalizzato a sciogliere alcun tipo di problematica. Semmai a proporcela, lasciandoci poi in balia di essa.

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