"Opere rubate, vite spezzate": arte e totalitarismi al Ducale

La ragione fondante di questa iniziativa, dal titolo “Quale Novecento?”, è avere voluto ripercorrere uno straordinario e drammatico secolo che ha messo in discussione le certezze dei secoli passati per aprirsi ad esigenze nuove che hanno esplorato ogni ambito del sapere senza condizionamenti culturali o familiari lasciandosi dietro le spalle anche la concezione etica e gerarchica della società ottocentesca.

La prima parte del progetto è stata dedicata all’Arte del Novecento.

Un secolo che avvolge anche l’arte di nuovi significati fino a sconvolgerne i canoni da tempo consolidati e giudicati quasi immutabili, grazie a quelle avanguardie che hanno introdotto una idea soggettiva e assoluta di libertà espressa in linguaggi estremi e destabilizzanti.

Ma è anche il secolo che, con l’irruzione delle masse nella storia, sorgono in Europa i totalitarismi, quei sistemi politici in cui i poteri sono concentrati in un partito unico e in un capo carismatico e dove lo Stato ha asservito l’arte alla sua ambizione di creare un uomo nuovo con l’impiego massiccio delle tecniche di comunicazione usate come strumenti di propaganda.

In Germania con l’avvento al potere di Hitler vengono imposti canoni artistici legati alla tradizione e tutto ciò che non vi rientra è considerata arte degenerata e come tale da portare a esempio della negatività umana e quindi da distruggere. Nel contempo intere collezioni di enorme valore vengono disperse o vendute per permettere ai loro proprietari di origine ebraica di comprare la tassa di fuga con la quale potere sopravvivere in un tragico esilio. Ne parlerà, il 18 settembre, Melissa Müller, scrittrice e giornalista austriaca autrice del best-seller “La Vita di Anna Frank” tradotto in venti lingue.

Con l’invasione della Francia, nel maggio 1940, le grandi collezioni degli ebrei francesi vengono confiscate e raccolte al Museo Jeu de Pomme di Parigi. Si tratta di decine di migliaia di opere che, grazie alle organizzazioni messe in campo ancora prima dell’invasione vengono trovate nei loro nascondigli e inviate in Germania per adornare le collezioni private di Hitler e Goering o per fare parte del Museo che avrebbe dovuto sorgere a Linz dopo la vittoria nazista. Ne parlerà, il 25 settembre, Paola Pelissetto laureata in Filosofia Teoretica.

Alla fine della Seconda Guerra Mondiale inizia in Germania o in Austria la ricerca e il recupero, anche se parziale, delle opere rubate e grazie anche al lavoro di Rose Valland, una impiegata del Jeu de Pomme che durante l’occupazione nazista cataloga le opere lì giacenti segnando le date della loro spedizione in Germania. Le opere di volta in volta ritrovate sotto la sua guida sono concentrate a Monaco da dove vengono inviate ai Paesi di loro provenienza per essere riconsegnate ai legittimi proprietari anche se questo non sempre è successo. Ne parlerà, il 9 ottobre, Flavia Cellerino, studiosa dell’arte.
 
A cura di Centro Culturale Primo Levi in collaborazione con il Centro Culturale Italo-Austriaco.

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