Mostra "Professione reporter": i pannelli di Oscar Saccorotti per "Il Lavoro" e "Il volo della vita"

Apre giovedì 30 novembre 2017, alle ore 18.00, la nuova mostra alla Wolfsoniana di Nervi: Professione reporter. I pannelli di Oscar Saccorotti per “Il Lavoro” di Genova.

Nel 1933, in occasione del trentennale dalla sua fondazione avvenuta a Genova il 7 giugno 1903 per iniziativa degli scaricatori di carbone del porto, il quotidiano genovese di orientamento socialista “Il Lavoro” commissionò al pittore Oscar Saccorotti sei grandi tele raffiguranti scene della Vita da inviato speciale. Realizzati per il salone al primo piano del giornale, che aveva sede in un ex convento in salita Di Negro, i sei pannelli erano stati richiesti nel 1932 all’artista – che, nato a Roma nel 1898, si era trasferito a Genova nel 1914 dopo aver trascorso l’infanzia a Udine – per sostituire il ciclo decorativo sulla Scoperta dell’America, distrutto durante le devastazioni fasciste del 1926.

Saccorotti, impegnato in quel periodo in una fase cruciale della sua ricerca artistica (come attestato dalle prestigiose partecipazioni alle Biennali di Venezia e all’esposizione di Vienna organizzata nel 1933 dal Sindacato Nazionale Fascista Belle Arti), affrontò il tema con grande ironia, proponendo una caleidoscopica rappresentazione dell’avventurosa vita professionale di un reporter sempre pronto – in giro per il mondo tra guerre, rivoluzioni, safari e scoperte archeologiche – a riportare al pubblico notizie fresche di stampa. In questo suo frenetico viaggio da un estremo all’altro del globo terraqueo, il reporter è raffigurato come il testimone diretto dei grandi avvenimenti storici, ma anche delle tendenze artistiche e di costume allora in voga (tra il mosaico di immagini spunta il ballo sfrenato di Josephine Baker), dei più clamorosi casi giudiziari o di strani e bizzarri episodi di cronaca, come ad esempio lo spiaggiamento di una balena in un paese di mare della Liguria.

Concesso in comodato dal Gruppo Editoriale “L’Espresso”, il ciclo decorativo – due pannelli del quale sono stati restaurati dal laboratorio di restauro della Soprintendenza Archeologica, Belle Arti e Paesaggio della Liguria – è qui presentato per la prima volta nella sua interezza insieme ad alcune opere e documenti della Wolfsoniana che, in un dialogo evocativo con le immagini di Saccorotti, contribuiscono a restituire l’intramontabile fascino della professione reporter.

Affianca la presentazione dei pannelli di Saccorotti una mostra documentaria dedicata alla poetessa russa Marina Cvetaeva, curata da Caterina Maria Fiannacca con la collaborazione di Elena Sosnina. Nel novembre del 1902 arrivò a Nervi una bambina russa di dieci anni. Si chiamava Marina Cvetaeva ed era destinata a diventare una delle voci più alte della poesia russa del Novecento.

Marina giunse a Nervi con il padre, Ivan Vladimirovič Cvetaev, fondatore del Museo di Belle Arti Alessandro III di Mosca (oggi il Museo A.S. Puškin), la madre, Marija Aleksandrovna Mejn, eccellente pianista ammalata di tubercolosi, la sorellastra Valerija e la sorella minore Anastasija. La famiglia Cvetaev restò nella località di villeggiatura, allora nota in tutta Europa per la salubrità del suo clima, fino al maggio dell’anno seguente, alloggiando alla Pension russe di via Capolungo. Nonostante il poco tempo trascorsovi, Nervi si incise profondamente nella memoria della bambina, come pure in quella delle sorelle, e ritornò in seguito sovente nei suoi ricordi e nelle sue opere. Per Marina, Nervi rappresentò la scoperta del mare, della luce del Sud, di una libertà di cui non aveva mai goduto a Mosca, i primi contatti con gli esuli antizaristi. A seguito della Rivoluzione d’ottobre, Marina emigrò con la figlia Ariadna nel 1922 a Berlino, dove riabbracciò il marito, riparato all’estero dopo la sconfitta dell’Armata Bianca. La aspettava una vita difficile e errabonda tra Praga e la Francia, spesso senza la consolazione che la sua opera poetica venisse riconosciuta e pubblicata: troppo “rossa” per l’emigrazione francese, troppo “bianca” per l’Unione Sovietica.

Rientrata in patria nel 1939, svuotata, fiaccata dall’arresto della figlia e del marito, nel 1941, allo scoppio del conflitto con la Germania, venne evacuata a Elabuga, dove si impiccò nell’isba in cui aveva trovato alloggio con il figlio. Da allora su di lei e sulla sua produzione letteraria cadde il silenzio sovietico e soltanto tra il 1956 e il 1961 il suo nome ricominciò faticosamente a comparire. Oggi è una voce amata, letta e rievocata in tutto il mondo.

La mostra ripercorre in venti pannelli il percorso esistenziale e letterario di Martina Cvetaeva. Per la Wolfsoniana è anche l’occasione per ritornare sul passato glorioso di Nervi, quando, a partire dai primi decenni dell’Ottocento, si affermò come rinomata località di villeggiatura - soprattutto invernale grazie alla mitezza del clima - diventando meta del “bel mondo” internazionale, di scrittori, poeti ed artisti provenienti da numerosi paesi europei che ne fecero un luogo cosmopolita di grande vitalità.

Orario invernale (da novembre a marzo): martedì-domenica 11-17; lunedì chiuso
orario estivo (da aprile a ottobre): martedì-venerdì 11-18; sabato e domenica 12-19; lunedì chiuso.

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