"Ecuador femina": ritratti di donne per uno spaccato di vita sociale

Ecuador femina è reduce da una serie di importanti esposizioni che tra il 2013 e 2014 l’hanno portata nelle prestigiose sedi di Villa Narisano, Palazzo Bombrini e Palazzo Tursi, fino all’inaugurazione di Genova Film Festival 2013. Eventi durante i quali si sono avvicendati prestigiosi relatori del mondo istituzionale, accademico e delle comunità immigrate.

L’esposizione ha poi ottenuto un notevole consenso internazionale con l’importante tour in America latina iniziato presso la sede del più importante Museo antropologico del Sudamerica, il Prisley Museum di Guayaquil e successivamente con l’inaugurazione della Plataforma de Movilidad Humana in Quito il 9 maggio 2014.

In precedenza numerose iniziative hanno condotto l’esposizione in giro per l’Ecuador in alcune sedi istituzionali. Importante è stato il circuito Arte en el trole progetto indipendente di democratizzazione della cultura attraverso l'arte e le sue varie forme di espressione, attraverso le proposte di artisti locali, nazionali e internazionali per presentare le loro opere in nuovi spazi.

All’interno di questo percorso Ecuador femina il 2 aprile 2013 è diventata oggetto di rassegne culturali e poetiche che hanno visto esporre la mostra stessa in diverse aree del sistema metro di Quito e Guayaquil, grazie alla firma di un accordo con la società ecuadoriana.

Arte in Trolley, infatti, è stato un progetto finalizzato alla crescita culturale e sociale, indirizzata a coloro che vivono a latere della cultura e che sono stati comunque esclusi dal circuito intellettuale artistico che si sviluppa in Ecuador e nel mondo.

La mostra è un’importante vetrina finalizzata a sensibilizzare i giovani e la cittadinanza ai temi complessi dello sviluppo sociale, economico, dell’integrazione multiculturale e soprattutto del superamento delle barriere culturali che rendono ancora troppo frammentaria la nostra società glocale.

Tra queste ci sono ovviamente le disparità di genere.

L’idea e il progetto scientifico di Massimo Ruggero, docente a contratto dell’Università degli Studi di Genova, già Direttore del Programma di Educazione allo Sviluppo per UNICEF, è stata realizzata grazie all’apporto professionale della fotografa italo-ecuadoriana Zoila Bajaña. 

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