"Il casellante" di Andrea Camilleri con Moni Ovadia al Duse

Tra Storia (gli ultimi anni del fascismo) e Mitologia (le Metamorfosi), la favola amara scritta pochi anni fa da Andrea Camilleri rivive in uno spettacolo che coniuga recitazione e musica. La storia di un casellante e di sua moglie sullo sfondo della guerra e dello sbarco degli alleati.

Pubblicato da Andrea Camilleri nel 2008, Il casellante è un romanzo nel quale l’autore siciliano attinge ancora una volta alla tradizione mitologica della cultura classica greca, raccontando la metamorfosi incompiuta di un uomo la cui moglie vuole trasformarsi in un albero. L’azione si svolge negli anni di guerra, quando in Italia c’era ancora il fascismo. Reso invalido da un incidente sul lavoro, Nino Zarcuto fa il casellante sulla linea ferroviaria che congiunge Vigata a Castelvetrano: una stipendio sicuro, una piccola casa e un orticello. Ecco le condizioni per offrire un futuro a Minica, la donna che sposa e che dopo tanti tentativi andati a vuoto rimane finalmente incinta. Il lavoro è poco e c’è tempo per andare ogni tanto in paese, dove Nino, appassionato di mandolino, può anche dilettarsi con l’amico Totò in qualche serenata improvvisata. Ma la guerra si avvicina. Lo sbarco alleato è imminente e i soldati arrivano per costruire un bunker lungo la costa. I notabili fascisti si fanno sempre più sfrontati e, poiché a loro non va a genio la musica di Nino, lo mettono in prigione.

In sua assenza, Minica viene aggredita e violentata, perde il bambino, la memoria, la ragione. Chi è stato? Uno dei militari di passaggio, o un compaesano che ha approfittato della sua assenza? Nino arriverà alla verità e alla vendetta, ma non riacquisterà la pace, perché Minica ha perduto il senno. Vuole essere piantata come un albero, e come un albero generare: il suo corpo comincia a trasformarsi. I capelli diventano fronde, le braccia flessibili rami, i piedi radici. Il corpo si ricopre di corteccia. Intanto, con lo sbarco degli americani, i bombardamenti si susseguono. Solo da questa devastazione Minica, novella Dafne, riesce a trovare la forza e le risorse per ricominciare a vivere.

Andrea Camilleri si avvicina al genere fantastico con la volontà di descrivere certi paesaggi evitando le modalità di una rappresentazione naturalistica. Per fare ciò ricorre alla sua infanzia, ai ricordi e alla fantasia. Tutto questo conduce al rapporto uomo-natura e al legame che l’ unisce a una Sicilia ricca di superstizioni, leggende, miti, ma anche terra travagliata dall’arretratezza economica, dalla guerra, dall’avvento del fascismo.

Ed è da tutto questo che, nello spettacolo interpretato da Moni Ovadia, dalla fiaba nasce la struttura narrativa del “melologo”, nella quale si fondono, in una atmosfera insieme realistica e fantastica, la recitazione e la musica.

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