"Il borghese gentiluomo", Molière al Duse

Opera dal divertimento travolgente e dal ritmo serrato, Il borghese gentiluomo si snoda intorno alla figura, sempre comicissima, del ricco borghese che vorrebbe farsi gentiluomo e per questo si circonda di “maestri” che lo sfruttano, trascurando moglie e figlia, le quali non accettano di condividere la sua ossessione per i titoli nobiliari.

Scritta e rappresentata per la prima volta nel 1670, Il borghese gentiluomo fa parte di un gruppo di commedie-balletto che Molière propose come divertimenti di Corte, dedicandole a Luigi XIV che nel febbraio 1669 gli aveva finalmente accordato di rappresentare pubblicamente Tartufo. Come gli accade sovente di fare, Molière intreccia elementi che provengono dalla tradizione classica (greca e latina) con la satira della società del suo tempo. Se la prima componente è chiaramente presente nella vicenda famigliare della figlia di Monsieur Jourdain, Lucille, che (con l’approvazione della madre) ama ricambiata il borghese Cléonte, ma è osteggiata dal padre che per lei invece vorrebbe un matrimonio nobile al fine di entrare a far parte del mondo dell’aristocrazia di cui è scioccamente infatuato; la seconda, cioè il “côté” satirico-sociale trionfa soprattutto nella prima parte, dedicata alle esilaranti lezioni dei sedicenti maestri di Monsieur Jourdain, e nella finta cerimonia finale, nella quale i parenti coinvolgono il protagonista, facendogli credere che il figlio del Gran Turco voglia sposare sua figlia e insignirlo di un immaginario titolo nobiliare.

«Monsieur Jourdain - dice il regista Filippo Dini - è un personaggio insieme ridicolo e commovente, divertente e contraddittorio, un uomo a metà tra la più antica tradizione del teatro comico e la più crudele volgarità del nostro quotidiano. Jourdain incarna contemporaneamente un’irresistibile tensione al miglioramento di se stesso e il più becero degli arricchiti, negando continuamente nei fatti ciò che a parole chiama “fame di cultura”, lordandola di orgogliosa ignoranza e arrogante tracotanza. Attorno a lui bazzicano la sua casa figuri loschissimi che desiderano soltanto derubarlo o truffarlo, coppie di nobili annoiati e scrocconi, giovani che vogliono sposarsi solo per sopravvivere alla noia e una moglie che lo detesta, e che vorrebbe restare nell’immobilità della propria mediocrità, nell’agio ozioso del raggiunto benessere. Molière riesce così in un’impresa titanica: ridere del suo contemporaneo Monsieur Jourdain è ridere di noi spettatori, del nostro tempo, della nostra epoca folle e misera, consegnandoci un teatro apparentemente basso, ridicolo ed esilarante, ma al tempo stesso violento e crudele, “un teatro” come diceva Cesare Garboli “che derideva e deformava la realtà senza mai detestarla”».

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