"The Deep Blue Sea" alla Corte: cosa siamo capaci di fare per inseguire l'amore?

Che cosa siamo capaci di fare per inseguire l’oggetto del nostro amore? Dall’Inghilterra degli anni Cinquanta una pièce che parla di passione e fatalità: "The Deep Blue Sea" va in scena al Teatro della Corte dal 19 al 23 febbraio 2020.

Una storia appassionata, d’amore, di desiderio, di dolore. Questo è il testo che Sir Terence Rattigan, scomparso nel 1977, affida alle scene dopo il suicidio del proprio amante. Omosessuale inquieto, outsider rispetto a quella nobiltà britannica da cui proveniva, Rattigan ambienta le sue opere in un mondo lontano dalla realtà italiana contemporanea, quella “Upper middle class” che viveva conflitti e inquietudini nel West End di metà Novecento, ancora più vicina a Oscar Wilde che non a quel John Osborne che di lì a poco avrebbe cambiato la storia della drammaturgia inglese.

Eppure in questo testo, Rattigan innesca una dura riflessione sulle leggi dell’amore. Come scrive il regista, Luca Zingaretti, presentando The Deep Blue Sea: «È una pièce sulle infatuazioni e gli innamoramenti che sconvolgono mente e cuore; l’amore folle che tutto travolge, a cominciare dal più elementare rispetto di se stessi. Cosa siamo capaci di fare per inseguire l’oggetto del nostro amore?». Ecco dunque il ritratto di una donna, interpretata da Luisa Ranieri, che ha lasciato il marito, ricco e potente giudice, per un giovane pilota alcolizzato. La relazione, inizialmente appassionata e sensuale, è in crisi. Le difficoltà economiche, le differenze di età e classe hanno rovinato il rapporto, lasciando la donna disperata. Da qui muove Rattigan, per raccontare un’unica, dolorosa, giornata.

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