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Palazzo Ducale, presentata la stagione eventi 2018-2019: il programma completo

Paganini e Jimmy Hendrix, un grande ricordo di De Andrè, omaggi a Colombo, Enzo Tortora, Giberto Govi, Casa dei Cantautori, i “Racconti del ponte” abbinati alle foto di quando il ponte era vivo, e tanto altro

«Palazzo Ducale crea ponti e abbatte muri, come ha detto il presidente Bizzarri, e tutta questa programmazione è la dimostrazione di come questo palazzo sia il centro della cultura e del confronto delle idee, un luogo che unisce e non divide in un momento in cui abbiamo tanto bisogno di unità e di ricostruzione». Lo ha detto l’assessore regionale alla Cultura Ilaria Cavo a margine della presentazione del programma 2018-2019 di Palazzo Ducale.

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«Il programma che andiamo a presentare dimostra, ancora una volta, la capacità di andare avanti sul costruito, sapendo innovare – ha aggiunto Cavo – E visto che il riferimento alla costruzione e alla ricostruzione è fondamentale, questo programma dimostrerà questa capacità: sicuramente la novità più importante è la mostra di Paganini per l’idea in sé e per il fatto che si tratta di un’autoproduzione, come noi avevamo auspicato, che è stata messa in pratica in modo egregio».

«C’è molta Genova in questa programmazione – ha continuato l’assessore regionale alla Cultura - si parte da Paganini, abbinato in modo creativo con Jimmy Hendrix, per proseguire con un grande ricordo di De Andrè e con l’idea innovativa di Ivano Fossati che rappresenta qualcosa di molto bello e di molto coerente con quanto sta avvenendo in questa regione: pensiamo alla Casa dei Cantautori. E poi avremo un processo a Colombo, la sera dell’11 ottobre, un ciclo dedicato a Enzo Tortora, altro grande genovese, un importante spazio destinato alla comicità di Gilberto Govi e i “Racconti del ponte”, abbinati alle foto di quando il ponte era vivo».

«È una programmazione molto significativa – ha concluso l’assessore Cavo – In un anno particolare per la nostra città si è puntato sull’eccellenza e sui personaggi storici di rilievo, in segno di grande consapevolezza, perché su quello che eravamo possiamo costruire il futuro. Genova se lo può permettere e ne ha bisogno».

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