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"Uno a te, uno a me" una leggenda popolare genovese per Halloween

La tradizione popolare si fonde con la superstizione e la paura in questa fiaba

Nelle famiglie genovesi spesso le nonne raccontano questa leggenda ai nipoti. Una fiaba semplice, inventata per mettere paura oppure per farsi due risate in compagnia. 

La fiaba parla di due amici che una notte andarono a rubare alcuni cachi da un albero vicino, infilandoli tutti in un sacco. Dopo aver commesso il furto, passarono davanti alla porta del cimitero di Staglieno. La porta era aperta, così i due decisero di intrufolarsi all'interno per spartirsi in tutta tranquillità il bottino.

Così presero due cestini e iniziarono a dividersi i cachi: «Uno a me, uno a te, uno a me, uno a te...».

In quel momento però passava di lì il figlio del becchino, che sentì queste voci in lontananza e corse a casa impaurito. «C'erano Gesù e il diavolo che si spartivano le anime dei morti» raccontò al padre.

Il becchino non ci credeva e così, accompagnato dal figlio, decise di tornare al cimitero. Vicino all'ingresso del cimitero, si sentì la conta dei due amici: «Uno a me, uno a te, uno a me, uno a te». Per capire meglio, il becchino e suo figlio, già impauriti, si nascosero dietro alla porta.

Proprio a quel punto, i cachi finirono: «Ecco qua - disse uno dei due ladri - abbiamo finito». «E invece no - disse il compare, riferendosi a due frutti che erano rotolati via - ce ne sono ancora due dietro la porta, andiamo a prenderli».

E così il becchino e suo figlio, credendo che davvero il diavolo e Gesù si stessero dividendo le anime e si riferissero a loro due che erano andati a spiarli, fuggirono a gambe levate.

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