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È morto Eugenio Carmi, maestro dell'astrattismo

Nel febbraio 2015 Palazzo Ducale di Genova gli dedicò la sua più ampia mostra antologica e il sindaco Marco Doria consegnò a Eugenio Carmi le chiavi della città di Genova

Mondo dell'arte in lutto per la scomparsa ieri a Lugano di Eugenio Carmi, uno dei maggiori esponenti dell'astrattismo italiano. Avrebbe compiuto 96 anni oggi.

Eugenio Carmi nasce a Genova il 17 febbraio 1920 e inizia a dipingere a 15 anni, prendendo già le prime lezioni di pittura. Dal 1938 è in Svizzera, prima a Zug dove termina gli studi classici in un collegio italiano e poi a Zurigo, dove rimane fino alla fine del conflitto mondiale e dove si laurea in chimica al Politecnico Federale.

A Zurigo, città cosmopolita, entra in contatto con fermenti culturali e artistici, e qui inizia ad amare l'opera dei maestri dell'astrattismo del '900. Insieme a un gruppo di studenti espatriati fonda il circolo Piero Gobetti. Tornato in Italia dopo la fine della Guerra riprende gli studi artistici, a Genova sotto la guida dello scultore Guido Galletti (1946) e a Torino come allievo di Felice Casorati (1947-1948), che aveva ammirato in occasione di una conferenza e serie di lezioni a Genova. Segue la lezione casoratiana fino all'inizio degli anni '50, quando la sua pittura passa dal figurativo all'informale, affiancando alle tele i collages e le carte.

Nel 1945 conosce la giovane artista Kiky Vices Vinci, nata a Napoli e cresciuta a Genova. Con Kiky condivide subito passioni letterarie, cinematografiche e soprattutto l'amore per l'arte e la pittura. In giro per Genova disegnano e dipingono la loro città, in parte offesa dalle aggressioni della guerra, trasferendo su piccole tele e carte luoghi e atmosfere, in forma figurativa ma che già preannuncia una futura astrazione.

Si sposano nel 1950 e nel '56 si trasferiscono, con la prima figlia Francesca, a Boccadasse, dove nascono Antonia, Stefano e Valentina. Qui apre il suo primo studio di pittura, mentre contemporaneamente lavora come grafico pubblicitario e diventa membro dell'Alliance Graphique Internationale (1954).

Lungo tutta la sua carriera artistica, la pittura rimane una costante ininterrotta, una necessità cui Carmi non si può e non si vuole sottrarre. Quotidianamente è nel suo studio, dividendo le sue giornate tra la pittura e gli altri impegni professionali cui si dedica, comunque, con entusiasmo trainante.

Dal 1956 al 1965 è responsabile dell'immagine per l'industria siderurgica Cornigliano-Italsider. Carmi porta in fabbrica l'arte contemporanea, coordinando importanti operazioni visive e culturali, ed è responsabile di tutta l'immagine coordinata dell'azienda. In quel periodo il ferro e l'acciaio diventano per lui un forte stimolo artistico: nel 1958 Gillo Dorfles organizza la sua prima mostra personale alla Galleria Numero di Firenze con gli smalti su acciaio. Dal 1960 realizza opere in ferro e acciaio (tra le quali la serie Appunti sul nostro tempo) saldati e dal 1964 le latte litografate.

Sono anni di numerose amicizie artistiche e intellettuali (Victor Vasarely, Umberto Eco, Max Bill, Konrad Wachsmann, Furio Colombo, Ugo Mulas, Kurt Blum, Emanuele Luzzati, Flavio Costantini…) e di importanti collaborazioni artistiche. Nel 1963 fonda la Galleria del Deposito che, con i multipli (1967-1969) intende proporre un'arte seriale accessibile a un pubblico più vasto. Nel 1966 illustra tre favole di Umberto Eco per la casa editrice Bompiani, che saranno poi rieditate nel 1988 con nuove illustrazioni ad hoc e con l'aggiunta di una terza favola e tradotte in tutto il mondo.

Nello stesso anno realizza le tavole di Stripsody, progetto musicale sulle sonorità del fumetto ideato e interpretato da Cathy Berberian, rieditato nel 2013 in occasione delle celebrazioni per i trent'anni dalla scomparsa di Cathy Berberian. Dalla fine degli anni '60 e i primi '70, ispirato dall'interesse per la tecnologia, si dedica a sperimentazioni di arte cinetica e audiovisiva e realizza anche i segnali immaginari elettrici che, tra l'altro, saranno al centro di un'installazione provocatoria nelle strade della città di Caorle. È in questa fase che nel 1966 è alla XXXIII edizione della Biennale di Venezia con l'opera elettronica SPCE (struttura policiclica a controllo elettronico), che gli vale anche l'invito da parte di Pierre Restany a partecipare con opere elettroniche alla mostra SuperLund in Svezia.

Mentre negli anni ’50 e ‘60 il suo lavoro artistico è spesso strettamente collegato ad avventure e iniziative nel mondo dell’industria e della cultura, nei decenni successivi Carmi si concentra soprattutto nel lavoro nel suo studio, che nel frattempo ha trasferito a Milano nel 1971. Nel 1990 il Comune di Milano gli dedica un'antologica presso il Padiglione Rosso dell'Ansaldo, curata da Luciano Caramel, nel 1992 un'altra antologica al Museo Storico del Palazzo Reale di Budapest e nel 2000 viene invitato a esporre sue opere attuali alla Camera dei Deputati a Roma. Nel febbraio 2015 Palazzo Ducale di Genova gli dedica la sua più ampia mostra antologica, con la quale la sua città celebra la sua opera artistica e il suo contributo culturale pluridecennale. Durante la conferenza stampa, alla presenza di Umberto Eco, il sindaco Marco Doria consegna a Eugenio Carmi le chiavi della città di Genova.

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