"Non ti pago" di Eduardo De Filippo al Teatro della Corte

Clamorosa vincita al lotto con numeri ricevuti in sogno dal padre altrui ed esilaranti manifestazioni d’invidia del “derubato”. Una travolgente farsa dal retrogusto tragicomico, con personaggi ambigui e surreali che fanno ridere perché incapaci di distinguere il sogno dalla realtà.

È questo l’ultimo spettacolo diretto e interpretato da Luca De Filippo, il cui ruolo sulla scena è oggi assunto da Gianfelice Imparato. Scritta da Eduardo De Filippo nel 1940, Non ti pago è una commedia che si colloca a cavallo tra la Cantata dei giorni dispari, nella cui raccolta l’autore la volle inserita fino al 1971, e la Cantata dei giorni pari, dove da quest’anno in poi venne classificata con maggiore rispetto della cronologia e dell’argomento.

È comunque con questa commedia che i fratelli Eduardo e Peppino De Filippo, i quali ancora facevano Compagnia insieme, cominciarono a essere presi in considerazione anche dalla critica, concordando sempre più con quello che poco tempo dopo ebbe occasione di scrivere Ennio Flaiano: «Senza esagerare ci si accorge che sono più vicini loro alla letteratura di quanto non lo siano molti autori d’oggi al teatro».

L’assunto narrativo coniuga la farsa e la tragedia. Ferdinando Quagliuolo, che ha ereditato la gestione di un banco “lotto” dopo la morte del padre, è anche un accanito giocatore, nonostante la sua eccezionale sfortuna. Un suo impiegato, Mario Bertolini, al contrario inanella vincite su vincite, suscitando la feroce invidia del datore di lavoro. Con la complicità della madre Concerta, Mario fa la corte a Stella, la figlia di Ferdinando. Un giorno Mario annuncia che grazie ai numeri ricevuti in sogno dal padre di Ferdinando ha vinto una ricca quaterna. La cosa manda su tutte le furie Ferdinando, il quale, sostenendo che il destinatario di quel sogno era in realtà lui, si rifiuta di pagare la vincita. Data questa situazione di partenza, la commedia procede poi secondo gli schemi della farsa, con Ferdinando che dapprima cerca di rivolgersi alla legge degli uomini tramite un avvocato e di Dio con l’aiuto del parroco, poi prova estorcere a Mario una formale rinuncia alla vincita e quindi non esita a far precipitare la situazione nella tragedia a mano armata. Ma, infine, il lieto fine trionfa, anche se lascia un retrogusto amaro.

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