Giudizio Universale: l'incontro con la cittadinanza a Trasta

Arriva  a Genova la campagna “Giudizio Universale – Invertiamo il processo” che precede il deposito, previsto a fine novembre, della prima causa legale intentata in Italia contro lo Stato per l’inazione di fronte ai cambiamenti climatici.

Giudizio Universale è una campagna promossa da movimenti, associazioni e centinaia di singoli cittadini, nata per preparare il terreno ad un processo senza precedenti nel nostro paese, che ha l’obiettivo di chiedere ai giudici di condannare lo Stato per la violazione del diritto umano al clima. La campagna di sensibilizzazione si compone di azioni dimostrative - come il flash mob organizzato davanti a Palazzo Ducale lo scorso 25 settembre - e di incontri con la cittadinanza, come quello organizzato da Fair e Terra! venerdì 4 ottobre (h 17:30) al Circolo Arci Barabini di Trasta.

L’iniziativa si svolgerà in Val Polcevera, uno dei territori genovesi maggiormente aggrediti da un modello di sviluppo estrattivo, che continua a drenare risorse lasciando alla comunità e alle generazioni future una pesante eredità fatta di desertificazione sociale ed economica, precarietà e insicurezza, incidenti e inquinamento anche causato dalle servitù petrolifere che ancora insistono sul territorio. Una devastazione ambientale che rischia di essere ulteriormente aggravata dall’impatto di grandi infrastrutture come Gronda e Terzo Valico. All’incontro, moderato da Deborah Lucchetti di Fair, interverranno Elisa Palazzi, ricercatrice dell’Istituto di Scienze dell’Atmosfera e del clima del CNR e docente di Fisica del Clima presso l’Università degli studi di Torino, Francesco Paniè di Terra! e Luca Saltalamacchia, avvocato e coordinatore del team legale di Giudizio Universale. 


Il contesto

Il livello della minaccia rappresentata dagli stravolgimenti climatici e la debolezza delle misure messe in atto dagli Stati destano una crescente preoccupazione nell’opinione pubblica, che si organizza attraverso mobilitazioni sempre più intense a livello internazionale. Il movimento per la giustizia climatica rappresenta oggi uno dei fenomeni più rilevanti sulla scena internazionale, denunciando l’immobilismo dei poteri pubblici nella protezione dei diritti umani connessi al clima. 

Da questo punto di vista, l’Italia non fa eccezione. Il nostro Paese ha obiettivi di riduzione delle emissioni scarsamente ambiziosi e non in linea con le raccomandazioni espresse dalla comunità scientifica per centrare l’obiettivo di contenere il riscaldamento globale entro la soglia prudenziale dei +1,5 °C. 

Serve un deciso cambio di passo per invertire la rotta nei prossimi 11 anni, o gli scompensi climatici porteranno enormi aree del pianeta a subire l’impatto sempre più grave e frequente di fenomeni estremi come inondazioni, ondate di caldo, alluvioni e siccità. A soffrirne maggiormente saranno le comunità più deboli ed emarginate, ma anche il mondo occidentale è destinato a fare i conti con pesanti perdite economiche e con ricadute sociali, sanitarie e ambientali. L'Italia, ad esempio, rischia un innalzamento eccezionale delle temperature (soprattutto in estate), l’aumento della frequenza degli eventi meteorologici estremi (ondate di calore, siccità, episodi di precipitazioni intense) e una riduzione delle precipitazioni medie annue e dei flussi fluviali.


Come nasce Giudizio Universale?

Di qui nasce il boom di contenziosi – ad oggi più di 1000 in tutto il mondo – che vedono la società civile in oltre 25 paesi portare alla sbarra lo Stato, le imprese o singoli progetti dal forte impatto sul clima. In Olanda, nel 2015, un migliaio di persone hanno fatto causa allo Stato per le scarse politiche climatiche, vincendo il ricorso in primo e in secondo grado con sentenze di condanna che impongono al governo di rivedere i suoi piani.

È giunto il momento di fare lo stesso in Italia. Entro novembre, il deposito dell’atto di citazione sancirà l’avvio del primo climate case mai intentato nel nostro paese: la campagna Giudizio Universale è patrimonio di tutte le organizzazioni e i movimenti sociali impegnati in questi mesi contro i cambiamenti climatici, e vuole essere un ulteriore strumento di pressione per il nostro governo in vista della prossima Conferenza Mondiale sul Clima, in Cile, per fare in modo che la COP di Santiago non sia l’ennesima occasione sprecata.

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