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Tursi dichiara guerra ai "furbetti" del turismo: nel mirino stanze e appartamenti "nascosti"

Secondo le stime del Comune, a oggi sarebbero soltanto 150 gli appartamenti adibiti a uso turistico regolarmente registrati, contro i 770 presenti sulle principali piattaforme online

Tursi dichiara guerra ai “furbetti” del turismo, con una serie di controlli a tappeto finalizzati a individuare tutti gli operatori e le strutture non regolari che approfittano delle cosiddette “zone grigie” nel regolamento per evadere le tasse. Nel mirino dell’amministrazione, che a oggi ha già controllato 100 tra alberghi e b&b e oltre 150 appartamenti adibiti a uso turistico, il mancato pagamento della tassa di soggiorno, entrata in vigore con una legge regionale nel 2012, un’imposta che gli ospiti devono versare (e gli operatori dichiarare con un resoconto trimestrale annuo) per ognuna delle prime 8 notti trascorse in una struttura turistica.

Qualsiasi struttura turistica, sottolineano da Tursi, che negli ultimi tempi ha passato al vaglio sia quelle iscritte sui registri del commercio sia quelle presenti sulle principali piattaforme online della cosiddetta “sharing economy”. E cioè portali come AirBnB, Homelidays, Casevacanze e Hometogo, che consentono a chi ha un appartamento o una stanza disponibili di affittarle a potenziali clienti senza ricorrere ad agenzie immobiliari o intermediari. Previa, ovviamente, la comunicazione al Comune, l’iscrizione ai registri e il pagamento di imposte e tributi. Compresa quella di soggiorno, che viene poi reinvestita dall’amministrazione in promozione del territorio, realizzazione di mostre ed eventi, potenziamento dei servizi di accoglienza e delle infrastrutture e turismo crocieristico, così come concordato con la Camera di Commercio di anno in anno.

A oggi le strutture ricettive registrate sul territorio genovese sono 9.889, e la riscossione della tassa di soggiorno, nel 2015, ha portato nelle casse di Tursi poco più di 2 milioni di euro (2.012.638,40), cui andrebbero aggiunti i mancati versamenti, pari a 41.618 euro: 11 le strutture inadempienti segnalate per il recupero alla Procura e alla Corte dei Conti, che hanno causato l’aumento dell’importo annuo (fissato a tre e due euro per gli alberghi a 4 e 5 stelle, un euro per tutte le altre strutture). Più delicato il capitolo riguardante gli appartamenti adibiti a uso turistico: secondo le stime di Tursi sarebbero solo 150 quelli regolarmente registrati, sui 770 cui il Comune è risalito anche grazie a controlli sulle principali piattaforme di affitto come Booking.com e AirBnB, e 25 proprietari inadempienti sono stati s anzionati con una multa di 50 euro per la mancata comunicazione del pagamento della tassa di soggiorno. 

Alcuni si sono inoltre dimostrati irregolari anche dal punto di vista del pagamento della Tari: la riscossione da parte del Comune ha portato al recupero di poco meno di 10.000 euro per gli operatori individuati via Web, e di 55.000 euro su 55 delle 152 strutture registrate. Irregolarità, spiegano da Tursi, che spesso derivano dalla mancanza di una corretta informazione e di un regolamento preciso per una nicchia turistica che sta prendendo sempre più piede anche a fronte della massiccia richiesta del mercato: «Abbiamo svolto un lavoro capillare sugli appartamenti iscritti nel registro, e provveduto al recupero delle imposte non corrisposte. Continueremo i controlli su queste piattaforme - ha spiegato l’assessore comunale al Turismo, Carla Sibilla - L’obiettivo non è quello di ammazzare una forma di turismo che chiede il mercato stesso, ma l’equità di trattamento tra alberghi b&b, airb&b e tutte le altre categorie. Il fenomeno è in crescita, e poco regolamentato, ed è importante anche per i conduttori sapere esattamente quali sono le norme, per evitare di intraprendere attività in modo incauto, senza approfondire».

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