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Rimborsi quote di depurazione, cosa prevede la procedura

Le linee guida sono state illustrate nella conferenza dei sindaci della Città Metropolitana mercoledì e verranno votate il 24 aprile: tutto quel che c'è da sapere

Le carte con le modalità per il rimborso della tariffa di depurazione - per i cittadini del genovesato e del Tigullio di fatto ancora senza impianti - sono pronte: mercoledì sono state illustrate in conferenza dei sindaci della Città Metropolitana, anche se per l’approvazione definitiva del consiglio metropolitano bisognerà aspettare il 24 aprile.

A sbloccare la situazione dei rimborsi dal punto di vista giuridico era stata la Corte Suprema di Cassazione che si era espressa in merito al caso di Rapallo, con la depurazione dell'acqua non eseguita ma inserita in bolletta. In sintesi, per i giudici la tariffa può essere applicata solo qualora il servizio di depurazione venga erogato in modo appropriato, secondo gli standard di qualità previsti dal Testo unico dell’ambiente. Se questi parametri non sono raggiunti, non è possibile far pagare tariffe di depurazione.

I Comuni interessati

Sulla base di questo principio sono state approvate in commissione della Città Metropolitana le procedure per disciplinare il rimborso della tariffa di depurazione nei Comuni in cui gli impianti sono ormai obsoleti e fuori standard, negli ultimi 10 anni: Cogoleto (impianti di Arrestra e Lerone), Arenzano (impianto del porto), Rapallo, Lavagna e Sestri Levante (impianti di Riva Trigoso e Portobello).

Cosa prevede la procedura che verrà votata a fine mese

Il documento – se a fine mese verrà approvato senza ulteriori modifiche – specifica che saranno gli aventi diritto a dover fare richiesta a partire dal 30 aprile anche via web, con Spid o carta d'identità elettronica (sarà direttamente il gestore a mettere a disposizione un portale e a informare gli utenti con una comunicazione in fattura o sul proprio sito). In alternativa, sarà possibile rivolgersi agli sportelli del gestore.

Per i clienti con contratto attivo, sarà emessa una nota di credito a favore dell'utente con l'intero importo oggetto di rimborso: l'importo verrà restituito sulle fatture successive fino a un massimo di 60 rate mensili (5 anni). In caso di credito residuo dopo questo tempo, il gestore provvederà a rimborsarlo interamente nell'ultima bolletta utile. Per i clienti il cui contratto risulti cessato (o in caso di voltura) il gestore emetterà nota di credito e il rimborso sarà effettuato in un'unica soluzione. 

L'erogazione del rimborso decorrerà a partire dal terzo mese successivo alla data di accettazione della richiesta.

Le osservazioni dei sindaci

Tra i sindaci presenti, Gino Garibaldi di Cogorno ha sottolineato che non è corretto che siano gli aventi diritto a dover presentare richiesta: "Ci sarà una percentuale che non riesce o magari si dimentica, non mi sembra giusto perché tutti coloro che hanno pagato devono essere rimborsati, dev'essere un automatismo". Paolo Bruzzone di Cogoleto ha aggiunto: "Mi pare gravoso per gli utenti dover dimostrare tutte le fatture pagate in 10 anni. Vero che c'è un obbligo di conservazione, ma il gestore ha già i dati a disposizione".

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