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Occupazione a Genova, dati 2010: la forza lavoro perde 3000 unità

Il triennio di crisi cominciato nel 2008 raggiunge il culmine a Genova nel 2010, segnato dalla violenta crisi del terziario, che perde oltre 7.000 occupati. Anche l'’industria paga, con oltre 2.000 posti di lavoro persi

Nel 2010 nella provincia di Genova, dove operano oltre la metà delle imprese della Liguria (85.644 su 167.001) la ‘forza lavoro’ è stata quantificata in 381.212 persone (di cui 209.355 uomini e 171.856 donne), e fra questi gli occupati sono 356.302 e i disoccupati 24.910. Il tasso di attività è del 68,86%, quello di occupazione del 64,27% (per i maschi del 70,77, per le femmine del 57,92%), quello di disoccupazione del 6,56% a livello generale del 19,95% a livello giovanile (per i maschi del 21,80%, per le femmine del 17,51%).

Rispetto al 2009 le forze di lavoro hanno perso 3.000 unità, sostanzialmente tutte dalla componente delle donne occupate, che vanno ad ingrossare le file dei cosiddetti ‘scoraggiati’ (che hanno perso il lavoro e rinunciano a cercarlo). Il calo del tasso di occupazione femminile segna l'’inversione di una tendenza di lungo periodo, e si accompagna ad altri dati preoccupanti, come l'’incremento di uomini disoccupati e la crescita esponenziale degli ammortizzatori sociali.

Il triennio di crisi cominciato nel 2008 viene avvertito a Genova un po' in ritardo e raggiunge il culmine nel 2010, segnato dalla violenta crisi del terziario, che perde oltre 7.000 occupati. Anche l'’industria paga un prezzo pesante, con oltre 2.000 posti di lavoro persi (costruzioni escluse).

Il ricorso alla Cassa Integrazione triplica, con una struttura molto diversa tra il livello nazionale e quello locale: mentre in Italia oltre tre quarti delle ore autorizzate (1,5 miliardi in totale) riguardano gli ammortizzatori storici (Cigo e Cigs), a Genova 5 milioni di ore su 9 riguardano la Cig in Deroga, aperta anche alle imprese del terziario.

Per quanto riguarda il flusso di assunzioni e cessazioni, nel 2010 le prime prevalgono lievemente (138.843 contro 137.454) e sono maggiori di quelle effettuate nel 2009, anche se la dinamica resta inferiore ai livelli del 2008, quando avevano un volume superiore alle 150.000 unità. L'’incidenza di proroghe e trasformazioni è molto forte, quasi un terzo del totale degli avviamenti.

Tra le nuove assunzioni quelle a tempo indeterminato si fermano al 20%, mentre il restante 80% riguarda tempo determinato e altre 23 tipologie contrattuali. Quasi tutti i tipi di movimenti sono distribuiti in modo uniforme per quanto riguarda la composizione di genere fra maschi e femmine. La stagionalità del mondo dell'’istruzione trascina il picco assoluto di assunzioni di settembre-ottobre (quasi 30.000) e il primato di cessazioni femminili del mese di giugno (7.509). I dati della distribuzione delle assunzioni per fasce d'’età inducono alcune preoccupazioni e suggerimenti:

- l'’ulteriore rafforzamento delle politiche di alternanza scuola-lavoro

- la formazione degli adulti, anche occupati

- la qualificazione degli ammortizzatori sociali

La composizione per livello d'’istruzione evidenzia la maggior scolarizzazione della componente femminile, che prevale in misura sempre crescente in tutte le assunzioni che richiedono più della licenza media, fino a sfiorare i due terzi delle assunzioni di laureati. Il settore che totalizza il maggior numero di assunzioni è quello dei servizi alle imprese e ai privati, seguono alloggio e ristorazione (15%), che comprende anche le imprese legate al turismo; istruzione (10%) dalla marcata presenza femminile; trasporti (9%); commercio (8%) e altre attività del terziario. Nelle attività manifatturiere (6%) la presenza femminile è minoritaria ma significativa, pressoché esclusiva in sanità e assistenza sociale, attività di famiglie e convivenze, quasi assente nelle costruzioni.

La distribuzione in grandi gruppi professionali evidenzia una sostanziale tripartizione del numero di assunzioni, tra lavoratori dei servizi (32%), per lo più tradizionali (cuochi, camerieri e commesse); operai più o meno qualificati, che prevalgono (36%) e, con un numero lievemente inferiore (27%), i cosiddetti ‘colletti bianchi’, cioè impiegati e tecnici, tra i quali si evidenzia il precariato intellettuale (12.828 assunzioni di professori, formatori e ricercatori e insegnanti e tutor, con le donne al 79%).

Circa 30.000 assunzioni, pari al 23% del totale, sono relative a cittadini stranieri e rispecchiano i recenti movimenti migratori, con il 4,63% di ecuadoriani, 3,96% di romeni e 1,81% di albanesi. Sebbene complessivamente le assunzioni di stranieri sono equidistribuite per genere, esistono significative differenze per le diverse nazionalità (ad esempio solo il 31% di assunzioni di albanesi riguarda donne).

Nel corso del 2010, i sette Centri per l'’Impiego della Provincia hanno fatto 26.000 iscrizioni; 3.982 sono stati iscritti in lista di mobilità e 1.026 nelle liste riservate ai disabili. Ogni età è rappresentata mentre il livello d’istruzione tendenzialmente cala al crescere del disagio, infatti le persone che hanno al massimo la licenza media sono il 50% delle iscrizioni ordinarie, il 57% delle mobilità ed il 59% delle iscrizioni di disabili, che sono peraltro mediamente molto più anziani (un terzo ultracinquantenni).

Al 31 dicembre 2010 il numero di iscritti ai Centri è di 50.518 persone (21.599 uomini e 28.919 donne), in calo rispetto al 2009 per il duplice effetto del già accennato scoraggiamento femminile e del lavoro di manutenzione e pulizia delle liste, ottenuta offrendo servizi che richiedono attivazione dell’utenza, attività che ha tra l’altro portato a registrare nel 2010 46.134 avviamenti di persone in carico al Cpi al momento dell’assunzione, pari a quasi un terzo del totale degli avviamenti.

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