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Pos obbigatorio per tutti: le polemica infuria anche a Genova

All'indomani dall'entrata in vigore della norma che obbliga ad accettare pagamenti elettronici sopra i 30 euro, molte le voci contro

All’indomani dall’entrata in vigore dell’obbligo di accettare pagamenti via Pos da parte di commercianti, artigiani e professionisti per pagamenti superiori ai 30 euro, anche a Genova ci si interroga sulla nuova legge, che nei giorni scorsi ha scatenato numerose polemiche.

A complicare ulteriormente le cose, il fatto che in caso di mancata adeguazione non sia prevista alcuna sanzione, e che la legge rimanga dunque in una cosiddetta “zona grigia” in cui il cliente può pretendere il pagamento con il bancomat e il professionista può rifiutarsi di concederlo senza incappare in particolari conseguenze.

Dopo il grido d’allarme di Confesercenti, che ha definito la novità “una batosta da 5 miliardi l’anno per le imprese”, stimando una spesa di circa 1600 euro annui tra installazione del dispositivo e commissioni per le banche, arrivano anche le proteste dei professionisti genovesi che si vedono costretti ad adattarsi alla nuova legge. E’ il caso di Marco, elettricista 36enne, che dopo avere ammesso che “non lo sapevo neppure, non hanno spiegato nulla”, ha chiarito di non essere d’accordo: “Se i costi di installazione e mantenimento fossero inferiori credo che lo farei. Stando così le cose però non ne vale la pena. Capisco che lo facciano per controllare, ma non è questo il modo giusto. Io ho una ditta mia e perdo già moltissimo tempo con questioni burocratiche, questa nuova legge non fa altro che aumentare le complicazioni. Tra l’altro a me non hanno mai chiesto di pagare con il bancomat, e portarsi in giro il dispositivo non è così semplice per chi fa un lavoro come il mio”.

Dello stesso parere anche Eleonora, avvocato di 42 anni: “Io perlomeno sono stata informata, è arrivata una comunicazione del consiglio dell’ordine degli Avvocati qualche settimana fa”. Nonostante il preavviso, al momento non ha in programma di adeguarsi: “La trovo una spesa esagerata, soprattutto in questo periodo. Oltretutto non esistendo alcuna sanzione non mi sento obbligata a farlo. Nessuno mi ha mai chiesto di pagare in questo modo, è una pratica che per certe categorie non è diffusa”.

Certo, continua, se i costi fossero inferiori “mi adeguerei. Non ci trovo nulla di male, ma dovrebbero agevolarci, non complicare ulteriormente le cose”. Che fare allora nel caso in cui un cliente estraesse il bancomat al momento del fatidico pagamento? “Gli spiegherei di non avere il dispositivo, e ci accorderemmo per saldare in un altro momento”. Che a oggi sembra essere l’unico modo per tutelare sia il professionista sia il cliente: in assenza di sanzioni, anche se il secondo pretende il pagamento elettronico, il primo può rifiutare di concederlo. Questo non significa però che si possa non pagare: la somma va comunque corrisposta.

Chi invece ha deciso di adeguarsi, e in tempi in cui ancora non si parlava di obbligo, è stato il 43enne Paolo, che fa il tassista “da 15 anni. Ho deciso di mettere il Pos perché tanti clienti me lo chiedono, l’ho fatto 4 o 5 anni fa. Ho voluto agevolare il lavoro, perché estate a parte riesco ad ammortizzare i costi, ma non sono molto d’accordo con l’obbligo. I costi sono elevati, una percentuale molto alta va alle banche, e non per tutte le categorie sarebbe un’agevolazione”.

La polemica intanto continua a infuriare, e sono in tanti a non sapere come comportarsi con la nuova norma, autorità comprese: "Non siamo noi quelli competenti nel caso in cui ci fosse qualcuno che protesta perché non può pagare con il bancomat. Forse la guardia di finanza...", è il commento di un incerto vigile urbano.

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