Trasporti marittimi e smart cities: a Genova un nuovo polo tecnologico di aziende under 35

Il polo conta 35 addetti, un investimento di due milioni di euro su oltre 2000 metri quadrati, e una sede strategica a cinque minuti dall'Aeroporto Cristoforo Colombo

Chiamatela “Basilicon Valley”. E' stato inaugurato oggi a Genova il primo polo tecnologico d'Italia, con 35 addetti, un investimento di due milioni di euro su oltre 2000 metri quadrati, in posizione strategica a cinque minuti dall'Aeroporto Cristoforo Colombo. A lanciare l'iniziativa Lumen, la holding che fattura 16 milioni di euro, il cui nome è stato scelto in onore alla Lanterna e che detiene il controllo di Upgrade S.r.l., Scenario S.r.l. e Storyline S.r.l. società di under35, per lo più genovesi, attive rispettivamente nella system integration, nella formazione e simulazione, e nella cybersecurity e che unite formano un “Digital solution enabler”, cioè risolvono problemi reali con soluzioni digitali.

Lo scopo è portare queste moderne discipline nel mondo dei trasporti marittimi, cuore del business genovese. Ma il nuovo polo effettuerà anche ricerca e innovazione nei settori in cui l’informatica gioca un ruolo fondamentale, come le smart cities e la fornitura di servizi di sicurezza avanzata alle aziende.

Il polo tech di via Buccari è stato inaugurato alla presenza non solo di Comune e Università, ma anche di startupper, investitori, imprenditori, armatori, esponenti della marina militare degli Emirati Arabi, di colossi della navigazione scandinava. «Questo polo va esattamente nella stessa direzione in cui va l'amministrazione comunale – spiega Giancarlo Vinacci, assessore allo Sviluppo economico del Comune – Puntiamo su queste competenze per restituire a Genova cose che ha già avuto in passato».

Smart Cities

L'altro ambito di azione del cervellone di via Buccari - oltre a quello dei trasporti marittimi - sarà quello delle smart cities. Obiettivo, per fare un esempio: trasformare Genova, città di anziani e di traffico complicato, in una città intelligente, anche per i meno tecnologici. Una città in cui lo smartphone di una persona ipovedente o con difficoltà motorie ne segnali la presenza ai semafori e allerti le auto in arrivo. Una città in cui i lampioni si accendano da soli all'arrivo di una persona. Una città in cui un sistema integrato di dati indichi in tempo reale quali sono i parcheggi liberi. Una città in cui il sistema di trasporto pubblico si paghi in base all'utilizzo che se ne fa, attraverso una “negoziazione” on line che consenta a chi ha fretta di arrivare velocemente spendendo un po' di più, e a chi ha più tempo o vuole risparmiare di scegliere un'opzione di trasporto multimodale (treno, bus, metro, piedi) conveniente se pure un po' più lenta o con un percorso a piedi più lungo. Il tutto con localizzazione e tagging temporale sia del cliente durante lo spostamento sia dei mezzi pubblici per verificarne il rispetto degli orari e l'affollamento a bordo, in vista dell'era in cui il trasporto pubblico sarà completamente automatizzato.

Perché a Genova

La scelta per questa nuova avventura è ricaduta su Genova perché è una città che in questo ambito è sempre stata eccellente. «Vogliamo creare competenze in settori avanzati che oggi non ci sono ed esportarle nel resto del mondo, a partire dagli Emirati Arabi con cui siamo già in contatto – spiega Riccardo Rolando, amministratore delegato di Lumen e fondatore di Upgrade, azienda nata a Lecco dieci anni fa che oggi fattura 15 milioni di euro in Italia e in Svizzera - . Queste competenze hanno un po' i capelli bianchi, un po' i capelli lunghi dei giovani. Nessuna città come Genova riassume esperienza e nuove competenze tecniche».

È il percorso “dall'Odissea ad Asimov” indicato dal prorettore alla Ricerca e al Trasferimento tecnologico dell'Università di Genova, Marco Invernizzi, che sta definendo un accordo tra Lumen e il Dipartimento di ingegneria elettronica e navale (D.I.T.E.N.) che, annuncia Rolando, trasformerà Genova in un polo di eccellenza per la smart industry.

Un luogo di sperimentazione, aggregazione e formazione

Il nuovo polo sarà un luogo di sperimentazione, aggregazione e formazione. Un format che nelle intenzioni del fondatore potrà essere replicato in campo internazionale. Al cuore della struttura si trova il più moderno sistema di simulazione navale concepito fino a oggi. Il primo a integrare le competenze navali, informatiche e di risk management, per affrontare le nuove sfide con le armi giuste: machine learning, cybersecurity e Internet of Things. “In un'epoca in cui a far incagliare una nave nel mondo reale basta un attacco virtuale via computer, ma il comandante è ancora quello con la pipa, il cappello e i capelli bianchi abituato alle vecchie carte nautiche, quello che facciamo è da un lato colmare questo gap, dall'altro lato garantire la cyber security» spiega Emanuele Pitto, direttore generale di Scenario Srl. Che poi aziona il simulatore sulla plancia della nave riprodotta qui in via Buccari, creando condizioni atmosferiche avverse, mare a forza sei e nebbia, e ne spiega i diversi utilizzi.

Il primo è il port assestment: «Si può creare ex novo un porto, oppure modificarne uno esistente. Il porto della Spezia per esempio sta  studiando insieme a noi nuovi terminal per l'ingresso di navi molto più grandi».

L'altro fronte è quello della sicurezza e dell'efficienza, dalla cybersecurity alla creazione di algoritmi che in tempo reale consiglino al comandante quale sia la rotta migliore, anche solo per risparmiare carburante. Per la prima volta in Italia poi sarà possibile far comunicare la plancia della nave con la sala macchine.
 

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